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Uomini che uccidono le donne

Cause sempre psicopatologiche e spesso culturali dietro ai femminicidi. Nella religione cattolica la tradizione paolina ha condannato il genere femminile. [Articolo del 2013]
Domenico Fargnoli –

Per “femminicidio” si intende la violenza degli uomini nei confronti delle donne a qualunque livello essa agisca, fisico, psicologico, istituzionale. Le storie si assomigliano: dietro quello che inizialmente sembrava un rapporto d'”amore” si fa strada un'”attrazione” intrisa di odio e confusione, che spesso sconfina, nonostante le denunce, nell’assassinio. La colpa della donna è, quasi sempre, la rivendicazione di autonomia. Cifre alla mano, sappiamo che è in atto una “femminilizzazione” dell’omicidio: è donna un terzo delle vittime come si evince da uno studio dell’Eures in collaborazione con l’Ansa che riguarda il periodo 2000-2011. L’iter attraverso cui si arriva al delitto è una spirale ingravescente di minacce, percosse, umiliazioni fino all’esito finale spesso annunciato ma rispetto al quale raramente vengono poste in atto efficaci misure preventive dalle forze dell’ordine.
Gli uomini che odiano le donne fino ad ucciderle obbediscono a motivazioni che vanno indagate sia nei loro aspetti psicopatologici, sempre presenti, che sociali e culturali. Questi ultimi giocano un ruolo fondamentale in quanto hanno la funzione di copertura e di giustificazione non solo sul piano psicologico ma anche giuridico istituzionale dei crimini. L’aggressione fisica nel rapporto uomo donna è un evento a cui deve reagire non solo il singolo ma la società nel suo complesso. La capacità di reazione delle donne ma anche di coloro che dovrebbero proteggerle è anestetizzata invece da fattori religiosi ed ideologici. Nella Chiesa cattolica la tradizione paolina ha condannato il genere femminile. «Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione», affermava S.Paolo.

Per l’Occidente cristiano la sessualità è stata storicamente un’ossessione, un peccato per la colpa di Eva sedotta dal serpente. Oggi la situazione è cambiata? Le donne siano le prime testimoni della Resurrezione, ha detto il papa Francesco: il loro ruolo particolare è quello di aprire le porte al Signore.
In una Chiesa dominata da una elite di uomini che esaltano l’astinenza e hanno colluso con l’inquietante fenomeno della pedofilia clericale, le donne sono relegate a un ruolo di testimonianza passiva dovendo «aprire le porte al Dio Padre» e al suo figlio maschio nonché ai concistori cardinalizi. Quest’anno però alla 57a CSW (Commission on the Status of Women) dell’Onu che si è conclusa a New York a metà marzo, il Vaticano, alleandosi con islamici e ortodossi, ha cercato di bloccare l’importante “Carta” sulla violenza contro le donne e le ragazze. In Italia la lotta dei cattolici all’applicazione della legge sull’aborto e l’appoggio all’assurdità della legge 40 sulla procreazione assistita, il divieto dell’uso di contraccettivi, sono strategie che mirano a colpire il corpo della donna, limitandone l’autodeterminazione procreativa e la libertà sessuale. Quando la politica e la scienza si inchinano alla Chiesa esse contribuiscono alla campagna di demonizzazione del genere femminile: le donne non vengono bruciate nei roghi come streghe dopo una parvenza di processo ma uccise da “inquisitori domestici”, mariti, conviventi che condannano ed eseguono un mandato implicito in una mentalità religiosa. Assassini su commissione che neppure sanno di esserlo e pertanto imprevedibili e pericolosi perché possono colpire ovunque ed in ogni momento.

Nell’ambito del razionalismo ateo la concezione della donna non è stata molto migliore che nel cristianesimo. Karl Marx con la sua idea che è uomo colui che attraverso il lavoro produce i mezzi per la propria sussistenza e si distingue dagli animali, di fatto annullava le donne (ed i bambini) che tali mezzi non producono per ragioni materiali e storiche. Il grande Marx uccide il bambino e la donna sostiene Massimo Fagioli in “Donna, bambino e trasformazione dell’uomo” (L’Asino d’oro editore). L’uomo che annulla il bambino e la donna e li considera alla stessa stregua di animali è un violentatore che conosce solo la dialettica fisicamente violenta.
Freud, ateo e razionalista, condivideva con san Paolo (e con Platone ed Aristotile) l’idea della superiorità maschile. Le rappresentanti del gentil sesso, sosteneva il viennese, sono chiuse ed insincere, meno autosufficienti, più dipendenti ed arrendevoli, più inclini alla bisessualità, meno intelligenti perché create per il compito della maternità più invidiose e gelose avendo interessi sociali più labili, meno capaci di sublimazione di senso della giustizia. In un passaggio dei “Tre saggi sulla teoria della sessualità “(1905) dice che il sadismo è una componente ineliminabile della sessualità maschile che ha lo scopo di assoggettare la donna. Questa tesi fu confermata nel 1920 in “Al di là del principio del piacere ” con l’idea di un sadismo che farebbe parte del corredo istintuale dell’uomo: pulsioni di vita e di morte sono destinate ad “impastarsi” le une con le altre . Quando gli uomini picchiano le donne secondo Freud, esprimerebbero una componente aggressiva della sessualità che sarebbe presente in ciascuno di noi.
Se i maschi sono tendenzialmente sadici ovviamente le donne sono per lo più inclini al masochismo: un pizzico di perversione non si nega a nessuno.
Cristianesimo, marxismo e psicoanalisi hanno contribuito storicamente a creare una mentalità diffusa in tutta la società su cui si innesta il fenomeno del femminicidio. Il contesto socio culturale attraverso un modello di “mascolinità” violenta e possessiva interagisce con vissuti patologici amplificandoli e rendendoli esplosivi. Concezioni aberranti della sessualità sono entrati a far parte del nostro mondo senza che la maggioranza delle persone se ne accorga: esse forniscono il materiale di base su cui si sviluppano le “percezioni deliranti” a carattere persecutorio che sfociano nell’omicidio. La società non ha gli anticorpi “mentali” necessari per individuare precocemente le condotte psicotiche e potenzialmente pericolose che si possono facilmente mimetizzare nel rapporto uomo donna.

La psichiatria ha una responsabilità enorme in tutta questa situazione in quanto ha colluso con ideologie che non solo hanno sostenuto l’inferiorità è la non-umanità della donna ma hanno ridotto la malattia mentale ad un problema organico negando che le “idee” o le credenze possano avere un ruolo determinante nello sviluppo di processi psicopatologici.
In questi giorni nella Gazzetta ufficiale è stato sancito che i medici generici possono prescrivere antipsicotici senza il parere di uno specialista ed un piano terapeutico. Ciò significa che la psichiatria organicistica, che è dominante, è stata delegittimata ed è assente nella scena sociale nella quale emerge una fenomenologia della psicosi di cui il femminicidio fa spesso parte. Venti coltellate di un adolescente alla fidanzatina ed una tanica di benzina per bruciarla viva a Corigliano Calabro, leggiamo nella stampa di questi giorni. Solo uno schizofrenico può compiere un gesto così disumano Le famiglie, gli psichiatri, i servizi territoriali, non intercettano queste patologie, che richiedono del tempo per svilupparsi, fondamentalmente perché sono incapaci di comprenderle vivendo in una normalità che è intrisa di false credenze, di pregiudizi ideologici e religiosi che sono veri e propri paraocchi. Adottando inoltre il modello della psichiatria americana del DSMV e della psicofarmacologia la psichiatria ha completamente perso il contatto con la realtà umana e con la società in cui si sviluppano forme di patologia mentale con aspetti nuovi che sempre più frequentemente sfociano nel delitto e nella violenza.
Ciò è dovuto ad una involuzione del contesto socio-culturale in cui la maggior parte delle persone vede abbassarsi il livello di mentalizzazione a favore di un agire funzionale alla sopraffazione ed all’utile personale: la crisi economica, creando un’emergenza per la possibilità di soddisfare i bisogni primari , costringe una massa enorme di individui a condotte sempre più improntate alla ipertrofia della razionalità e della coscienza, alla logica del mors tua vita mea a scapito dell’empatia e della condivisione sociale.

Articolo originale pubblicato dallo psichiatra Domenico Fargnoli sul suo sito domenicofargnoli.com

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