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Uomo cambia sesso dopo il matrimonio e non può andare in pensione. Corte Ue: “E’ discriminazione”

È la storia di un cittadino britannico nato maschio che si sposa con una donna, poi cambia tutto ma non lo comunica. È il primo caso capitato alle autorità inglesi su cui l’Ue è intervenuta.

Pubblicato il 26/06/2018 –
EMANUELE BONINI –
BRUXELLES –
Un uomo che sente di diventare donna, cambia sesso ma senza metterlo nero su bianco. E dopo tanti anni niente pensione di anzianità, perché per la legge e la burocrazia in assenza di certificati si ha a che fare con un uomo, che matura il diritto a cessare il lavoro con un’età maggiore. Ecco che le regole chiare per i giudici nazionali lo diventano molto meno per quelli della Corte di giustizia europea, che riscrive una storia a tratti paradossale.

Un cittadino britannico nato maschio si sposa con una donna, poi cambia tutto. Nel 1991 inizia a vivere come donna e nel 1995 lo diventa, dopo l’operazione. Non lo comunica, perché farlo vorrebbe dire annullare il matrimonio con la moglie. La normativa britannica di allora non permetteva a due persone dello stesso sesso di essere sposate (oggi invece sì). Per ragioni personali non si vuole rompere il vincolo, e allora non si comunica nulla. Ma nel 2008 la donna raggiunge i 60 anni di età. Vorrebbe dire pensione per le donne, solo che per il sistema nazionale è ancora un uomo. Per andare in pensione da donna deve annullare il matrimonio. E’ la storia che si ripete, o quantomeno si ripresenta.

Il diritto britannico però presenta discriminazioni. E’ vero che quello in questione è il primo caso capitato alle autorità britanniche, fedeli a normative che non prevedevano e quindi non disciplinavano casi di questo tipo. E’ vero che la legge sui matrimoni gay è stata adottata nel 2013 ed entrata in vigore nel 2014 mentre tutto risale a prima di queste date, ed è anche vero che agli Stati membri è lasciata discrezionalità in materia di protezione sociale. Però, in questa discrezionalità, si devono comunque rispettare sempre le regole comunitarie. La Corte ritiene che la normativa del Regno Unito non lo faccia, in quanto «concede un trattamento meno favorevole a una persona che ha cambiato sesso dopo essersi sposata che ad una persona che ha conservato il sesso di nascita ed è sposata».

C’è di fatto per i giudici di Lussemburgo una discriminazione diretta fondata sul sesso. Per loro chi ha cambiato sesso non può essere costretto ad annullare il matrimonio contratto prima del cambio di genere per poter beneficiare della pensione prevista per le persone del sesso da essa acquisito. C’è di più. Da un punto di vista strettamente previdenziale la situazione di una persona che ha cambiato sesso dopo essersi sposata e quella di una persona sposata che ha conservato il suo sesso di nascita «sono comparabili». La Corte precisa quindi che la finalità della condizione dell’annullamento del matrimonio «è estranea al sistema pensionistico», e quindi la pensione va riconosciuta a prescindere dallo stato civile.

Dunque sarà pensione senza dover annullare matrimonio. Per il sistema britannico sarà il caso di rimettere mano al proprio ordinamento. Alla luce dei fatti per la Corte Ue l’impianto normativo in vigore oltre Manica creazioni discriminazioni dirette sul sesso, cosa vietata dalla direttiva europea sull’attuazione de principio di parità di trattamento tra gli uomini e le donne in materia di sicurezza sociale.

http://www.lastampa.it/2018/06/26/esteri/uomo-cambia-sesso-dopo-il-matrimonio-e-non-pu-andare-in-pensione-corte-ue-e-discriminazione-EUTF5Bwz8TK9arU1T5nCjI/pagina.html

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