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Usa, l'esperto "mancata rivendicazione fa guadagnare tempo a cellula"

Roma – L’assenza di una rivendicazione per le bombe di Manhattan potrebbe avere una motivazione “logistica”. E’ l’ipotesi formulata da Alessandro Orsini, docente di Sociologia dei fenomeni politici all’universita’ Luiss, Guido Carli. “Se e’ stato l’Isis, e’ possibile che vogliano guadagnare tempo per dare possibilita’ alla loro cellula di mettersi in salvo per organizzare altri attentati. Altrimenti non si comprende perche’ abbiano rivendicato l’attentato in Minnesota e non quello a New York”, spiega il professore all’Agi. Uno scenario che potrebbe trovare conferma nella scoperta 24 ore dopo, in una stazione del vicino New Jersey, di uno zaino con altri cinque ordigni, uno dei quali e’ esploso durante il disinnesco; ritrovamento che ora fa propendere gli inquirenti verso la pista di una cellula terroristica operante tra New York e New Jersey.

Tuttavia la situazione e’ ancora fluida. L’unica certezza, ragiona il docente, e’ che le bombe di Chelsea siano “un atto terroristico“. Quanto agli autori, “c’e’ un’ipotesi Isis e una non Isis”. In questo secondo caso, le possibilita’ spaziano dall'”estrema destra” fino al cane sciolto privo di motivazioni politiche, come il 71enne che nel 2012 uccise a Brindisi Melissa Bassi con una bomba artigianale davanti alla sua scuola. Vi e’ anche la possibilita’, prosegue Orsini, che “ci troviamo in una situazione analoga a quella di Boston. I due fratelli Tsarnaev non erano in contatto col al Qaeda che, dunque, non aveva sapeva e non aveva rivendicato”.

Il docente spiega anche perche’ le autorita’ di New York siano state cosi’ caute di fronte all’accaduto, parlando genericamente di “atto intenzionale”. “Negli Usa esiste un protocollo che impone di non usare la parola terrorismo fino a quando non si abbia la certezza. Successe anche a Boston: la polizia impiego’ tre giorni per identificare i fratelli Tsarnaev e parlare di attentato terroristico di matrice islamica”.

Infine, la reazione ‘soft’ dei newyorchesi. In Italia ha destato impressione il fatto che la vita notturna della Grande Mela sia continuata a scorrere in maniera piuttosto normale malgrado i 29 feriti nell’esplosione a Chelsea. “Ci sono due fattori da considerare nel caso di un attentato: la dimensione psicologica degli abitanti e la percezione del pericolo da parte delle autorita’ americane – sottolinea Orsini – A New York ci sono stati tremila morti. I newyorchesi sono preparati dal punto di vista psicologico e abituati a pensare che, prima o poi, il terrorismo organizzera’ un attentato in grande stile. La reazione e’ quindi proporzionata alla percezione del pericolo“. (AGI) 

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