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Dorme in un’altra stanza, si rifiuta di tenere la mano al marito in pubblico (figuriamoci in privato), difficile vederla sorridere in un video come in una foto. Che cos’ha Melania Trump? Pochi giorni fa un lungo articolo della Washington Post l’ha descritta come ormai ripiegata sul figlio, Barron, che occupa quasi tutta la sua giornata. Quanto alla figlia prediletta di Donald, Ivanka, lei non può nemmeno sopportarla.

Si direbbe: è la sindrome della Casa Bianca, gabbia dorata di ogni donna che preferirebbe essere padrona della sua vita ed invece finisce per fare la Stepford wife.

Eleanor vuole decidere da sola

Il caso più famoso è quello di Eleanor Roosevelt, consorte di quello che forse è stato il Presidente più importante di tutto il secolo scorso: vincitore della guerra sui nazisti, inventore del New Deal, padre dell’America ottimista e persino simpatica dei film di Frank Capra. Lei no, a stare ferma accanto a Franklin Delano come fosse una bella statuina non ci stava. E nemmeno a fare la semplice consigliera ombra.

Eleanor si occupava di politica molto attivamente, partecipava spesso non invitata alle riunioni e faceva sapere sempre quello che pensava. Sostenne il New Deal e l’integrazione dei neri d’America, come anche l’ingresso degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale. Ma fu quando restò vedova (il marito, affetto da poliomelite, non completò il quarto mandato), che si capì veramente chi fosse lei. Delegata del suo paese alla Assemblea Generale dell’Onu, presidente della Commissione per i diritti umani, presidente della commissione presidenziale sulla condizione femminile: Eleanor fu tutto questo, ma anche molto di più. Fu la padrona del Partito Democratico, e per due volte fece candidare il suo allievo prediletto, Adlai Stevenson, contro Eisenhower per la Casa Bianca. Nonostante il doppio insuccesso, è considerata la donna più potente d’America di tutto il Novecento.

Lou parla alla radio

Prima di lei c’era stata Louise “Lou” Henry Hoover, il cui secondo nome tradisce una personalità spiccata e assertiva. Era laureata a Standford, parlava le lingue (anche il cinese mandarino e l’italiano), cacciava ed andava a cavallo. Alla Casa Bianca continuò sì a gestire il pranzo del Primo dell’Anno come tradizione voleva da oltre cent’anni, ma non si limitò certo a quello. Il suo Herbert dovette accettare (siamo alla fine degli anni ’20) che avesse un suo ruolo ed una sua visibilità.

Tanto che fu lei ad inaugurare la consuetudine (ripresa da Roosevelt e coltivata da tutti i suoi successori) di tenere una trasmissione radiofonica dalla Casa Bianca. Lei, non Herbert.

Hillary punta allo Studio Ovale

L’emblema della first lady cui il ruolo va molto stretto è, a dispetto magari di Melania, Hillary Clinton. Quando arrivò a Washington dall’Arkansas al fianco di Bill non si sarebbe potuto dire con facilità chi dei due fosse il Presidente.

Le elezioni le aveva vinte lui, ma è lei che mise la faccia, anche di fronte al. Congresso, su quello che doveva essere il perno del primo mandato della coppia: la riforma sanitaria. Subì le conseguenze del fallimento, ma questo non le impedì di essere il vero numero due dell’Amministrazione Clinton. Lei e non il vicepresidente Al Gore o il segretario di stato Warren Christopher. Tanto che, uscito Bill dallo Studio Ovale, è stata senatrice, segretario di stato e candidata allo Studio Ovale stesso. Solo che la sua corsa è stata bloccata da Donald Trump. Magari Melania oggi preferirebbe avesse vinto Hillary. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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