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Vaccini, la gabbia emotiva

di Federico Giovannini [Fefochip]

Il tema vaccini infiamma gli animi e fa prendere posizioni drastiche. Perché?

Con ogni probabilità chi si è documentato sui vaccini e ne ha provato a parlare con qualcuno che non è della sua idea, si sarà trovato di fronte a dei veri e propri “muri”.

Proprio l’altro giorno di fronte ai miei occhi una nonna apparentemente normale si è trasformata in ufficiale delle SS, pronta a strappare i figli dai genitori per inoculargli vaccini a tutto spiano. Perché? Perché assistiamo a un vero e proprio fenomeno di massa così drammaticamente privo di buon senso?

Personalmente me lo sono chiesto, dato che è troppo facile bollare l’altro come “stupido”, “ignorante” o “fuori di testa”, in particolare perché sono le accuse spesso rivolte dai vaccinisti “senza se e senza ma”, a quelli che vorrebbero decidere per conto loro della salute dei propri figli.

Con l’11 settembre ci siamo accorti che il blocco alla comprensione non era di natura intellettuale, c’era un blocco emotivo che impediva (e impedisce tutt’ora) di prendere in considerazione le conclusioni a cui si arrivava, documentandosi.

Proverò ad analizzare i meccanismi che soggiacciono a questi blocchi.

E’ noto da tempo che, di fronte a un problema che scatena paura, scatta il binomio “combatti o fuggi”. I manipolatori, attraverso la propaganda, per ottenere un certo risultato insistono sul seminare paura.

Ecco che nel caso dei vaccini, vengono artatamente e platealmente inventate epidemie, viene instillato nelle persone la paura delle malattie, si “prepara il terreno”.

Per un meccanismo psicologico ben noto a qualunque figlio, quando si opta per la “fuga”, si fugge tra le braccia del genitore.

Ecco quindi che le persone impaurite, che hanno scelto per la fuga, si vanno a proteggere tra le braccia dell’autorità dello stato, che rappresenta in questo psicodramma le braccia genitoriali. Siamo abituati fin da piccoli a funzionare con questi meccanismi, e quindi a meno di non prenderne coscienza, i risultati sono ogni volta scontati: di fronte a una paura collettiva come a un atto di terrorismo, la gente si stringe intorno alle istituzioni.

Si dà fiducia a ciò che dicono i rappresentanti di queste istituzioni anche se mentono platealmente, anche se in maniera evidente quello che fanno o dicono va contro ogni buon senso.

Ci si potrebbe chiedere come mai sono così in pochi a scegliere l’opzione “combatti”. Per scegliere per questa opzione la persona dovrebbe essere in grado non tanto di ragionare, (condizione ovviamente necessaria in quanto va compiuta una scelta razionale) quanto di assumersi le proprie responsabilità, cosa che la nostra società ha fatto di tutto per non far sviluppare. Viviamo nella società della deresponsabilizzazione. Per persone che si rivolgono all’autorità per cercare delle risposte è pressoché impossibile andare contro i pareri dei camici bianchi, che sono le figure che più di tutte incarnano quel senso di riverenza genitoriale atavica a cui si è imparato ad obbedire.

A completare il quadro, la propaganda sui vaccini ha l’arma definitiva: l’effetto gregge.

Questa favola è un vero e proprio capolavoro di propaganda psicologica, la tempesta perfetta da cui è molto difficile uscire.

Ogni volta che si accende un dibattito sulla questione vaccini, il carico emozionale dell’argomento ripropone la forca emotiva “combatti o fuggi”. La persona spesso è già fuggita (si è “informata” con la propaganda) tra le braccia del genitore (istituzioni) che gli ha detto che il nemico è la persona che non si vaccina, il suo interlocutore. Ecco quindi perché un dialogo, ragionevole, pacato e scientifico è impossibile non tanto per mancanza di cultura e/o intelligenza dell’interlocutore, quanto per un blocco, un muro che ci divide, anzi una vera e propria gabbia in cui è stata rinchiusa la mente del soggetto.

Non vedo soluzioni nel breve periodo proprio perché per scardinare i meccanismi sopra descritti bisognerebbe insegnare alle persone a prendersi le proprie responsabilità, a ragionare nonostante le pressioni emotive e a compiere scelte consapevoli, insomma a diventare adulti, un vero e proprio miraggio (da poi realizzare in tempi brevi).

E’ oltremodo difficile uscire da questa gabbia perché solo chi ne è fuori la riconosce come tale, mentre per chi è dentro è semplicemente il suo mondo.

L’unico “grimaldello” che intravedo che potrebbe essere usato sul breve è stringersi intorno ai medici dissidenti, quel camice bianco che impersona l’autorità genitoriale che potrebbe efficacemente smontare la costruzione diabolica che ha fatto la propaganda (nessuno infatti qui pensa che siano un caso le recenti  radiazioni di così tanti medici dissidenti prima del decreto vero?) .

Ecco un efficace video in tal senso.

https://www.luogocomune.net/LC/index.php/21-medicina-salute/4703-vaccini-la-gabbia-emotiva

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