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Valdesi gay friendly

Articolo di Luca Kocci (manifesto 21.8.16) e di. Alessandro Santagata ” Da otto secoli  una voce fuori dal coro.

LEGGI DI SEGUITOA Torre Pellice si apre l’annuale Sinodo con 180 «deputati» in rappresentanza di 30 mila fedeli. Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola, anticipa i temi in discussione: dai corridoi umanitari promossi con Sant’Egidio alle nuove famiglie, dall’anniversario di Lutero all’8 per mille”

Luca Kocci  
“”Comincia oggi a Torre Pellice, «capitale» delle Valli valdesi piemontesi, il Sinodo delle Chiese metodiste e valdesi, che contano in Italia circa 30 mila fedeli. I 180 “deputati” eletti dalle comunità (90 laici e 90 pastori, più di un terzo donne) si riuniscono fino a venerdì per discutere e deliberare democraticamente su temi ecclesiali e sociali: dall’ecumenismo all’8 per mille, dalle “nuove famiglie” alle migrazioni, questione su cui sono in prima linea con i “Corridoi umanitari”, un programma di arrivo in sicurezza e accoglienza nel nostro Paese di profughi stanziati in Libano, Marocco ed Etiopia. Ne parliamo con il pastore Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese, l’organo esecutivo dell’Unione delle Chiese metodiste e valdesi.

Corridoi umanitari: quale bilancio si può fare?
L’iniziativa ha un valore prevalentemente simbolico, soprattutto per i suoi numeri modesti: circa 300 persone sono state trasferite in sicurezza in Italia. Ma è stata riconosciuta da parte del presidnete Mattarella, del ministro Gentiloni, del papa, come una modalità che governi europei e istituzioni internazionali dovrebbero replicare per andare incontro a chi non può continuare a vivere in zone devastate dalla guerra e dalla violenza. È la dimostrazione che è possibile affrontare la questione in modo umano e programmato, non solo emergenziale. Serve subito una politica europea diversa, che promuova l’accoglienza e affronti le cause dei conflitti.

Da anni nelle comunità valdesi si benedicono le unioni omosessuali. Ora anche l’Italia ha una legge sulle unioni civili. Siete soddisfatti?
Nel 2010 il Sinodo, dopo un dibattito che ha diviso e lacerato anche la nostra Chiesa, ha accolto la possibilità di benedire unioni di persone dello stesso sesso, con alcuni limiti, perché siamo una comunità di fede, non una «agenzia matrimoniale»: che almeno uno della coppia sia un membro della nostra Chiesa e che i partner mostrino di voler vivere con stabilità la loro unione. Quindi apprezziamo la legge: tutto ciò che aiuta a consolidare i rapporti di solidarietà, affetto, sostegno reciproco non indebolisce ma rafforza la società.

E la stepchild adoption?
Quando un rapporto di genitorialità non biologica è già in atto, ci sembra nell’interesse dei minori riconoscere il ruolo del partner anche dello stesso sesso, come del resto già fanno molti giudici. Siamo una Chiesa gay friendly, ma in crescita, ci sono ancora opinioni diverse, però indubbiamente delle decisioni sono state prese.

Durante questo Sinodo verrà approvato il documento sulle “nuove famiglie”?
Probabilmente verrà votato nel Sinodo del 2017. Abbiamo voluto chiamarlo “nuove famiglie” perché siamo convinti che esistano vari modi di essere famiglia, ma siamo ancora discutendo. Cerchiamo di trovare sempre il massimo consenso possibile: non ci basta la metà più uno, anche perché, soprattutto nel campo dell’affettività, se non c’è pieno convincimento, le vittorie sono fragili e si rischiano contraccolpi negativi.

Dopo anni di crescita, le firme per l’otto per mille ai valdesi sono in calo: dalle 604 mila del 2012 (40 milioni di euro) alle 562 mila del 2013 (37 milioni). Come mai?
Difficile dirlo. Tutti hanno registrato un calo, tranne la Chiesa cattolica (cresciuta di 40 mila firme, incasso di 1.018 milioni, ndr),forse anche grazie all’effetto papa Francesco. Ci sono stati nuovi ingressi, ortodossi e battisti, ce ne saranno anche il prossimo anno, buddisti e induisti, quindi potrebbe esserci una nuova flessione. È la conferma che l’Italia è un Paese sempre più plurale.

Nella Chiesa valdese qualcuno avanza delle perplessità sul “nemmeno un euro per il culto”, l’elemento che ha vi sempre caratterizzato, perché ridimensionerebbe il valore del religioso rispetto al sociale. Ci saranno ripensamenti su questo punto?
Quando abbiamo aderito all’otto per mille abbiamo deciso di tenere fuori il culto, il mantenimento dei pastori, la manutenzione delle chiese perché pensiamo che ognuno sia libero di sostenere la propria organizzazione religiosa, ma il contribuente che non aderisce ad una fede non deve pagarne i costi. E abbiamo voluto inserire questo punto anche nell’accordo sottoscritto con lo Stato. Quindi per un ripensamento ci vorrebbe prima una votazione del Sinodo e poi una modifica della legge.

Avete intensificato la pubblicità per l’otto per mille, che passa anche sulle reti televisive nazionali. Si tratta di un cambiamento rispetto al vostro tradizionale “basso profilo”…
Destiniamo a pubblicità e comunicazione non più del 3%. Essendo aumentate le entrate è cresciuta anche la cifra per la pubblicità, ma non abbiamo cambiato criterio. Abbiamo riflettuto se diminuire questa percentuale. D’altro canto c’è anche chi lamenta di non essere sufficientemente informato. Resta il fatto che occorre aprire un dibattito su come si possano finanziare le organizzazioni religiose. Oggi, per esempio, con l’otto per mille non è possibile sostenere il mondo islamico, ma ci sono flussi di denaro che arrivano dall’estero, non si sa bene da chi, per i bisogni religiosi della popolazione musulmana in Italia. È questa la soluzione? Credo che occorra discuterne e capire se non ci sia un altro modo che consenta un accesso più trasparente alle risorse, sia pubbliche che private.

Il 31 ottobre si aprirà il cinquecentenario della Riforma protestante. Qual è, per voi, l’attualità di Lutero?
Lutero, come ancora prima i valdesi, ha compreso che la fede cristiana trova il suo massimo valore nell’essenzialità. Lo splendore, le aggiunte che ci sono state nel corso dei secoli hanno offuscato e nascosto la forza di rottura della fede cristiana. Bisogna recuperare l’essenzialità della fede.””

Alessandro Santagata “Da otto secoli una voce fuoti dal coro” La storia. Prima le persecuzioni, poi le Valli come «laboratorio» non solo teologico”

“”In una nazione sempre meno religiosa, ma non per questo meno intrisa di cultura cattolica, la Chiesa evangelica valdese rappresenta da 800 anni una voce fuori dal coro.
Figlia dei movimenti di riforma del XII secolo che si battevano contro la corruzione romana, questa comunità cristiana – nata sull’insegnamento di Valdo di Lione e costretta dal potere secolare a radicarsi in quelle che sarebbero diventate le valli valdesi del Piemonte – ha subìto una prima persecuzione già nel Medioevo e una serie di attacchi successivi, in conseguenza dell’adesione alla Riforma protestante, dalle «Pasque piemontesi»del 1655 alle persecuzioni del 1686, culminate nell’esilio e nel successivo «Glorioso rimpatrio».
Nel 1848 con Carlo Alberto avveniva finalmente la fine della “ghettizzazione” e il riconoscimento dei diritti civili dei valdesi, ma la libertà di coscienza era ancora negata, dal momento che la religione cattolica rimaneva religione dello Stato.
L’emarginazione non ha comunque impedito che la presenza dei valdesi sia stata significativa tanto nel processo risorgimentale, quanto nella Resistenza al nazi-fascismo, particolarmente forte nelle Valli e alimentata da un ventennio di limitazione delle libertà delle minoranze religiose e di repressione dei culti «non ammessi».
Nella cornice democratica del dopoguerra, la “battaglia” dei valdesi è proseguita in un’Italia in cui la simbiosi tra il potere politico e la Chiesa cattolica era ormai la cifra dominante del sistema.
Dal conflitto per la libertà si passava alla campagna per la laicità dello Stato, in un Paese in cui era (ed è ancora oggi) in vigore il Concordato. Non è casuale, dunque, che pastori e intellettuali valdesi e metodisti si siano distinti nell’elaborazione di una nuova teologia, che dalla distinzione operata da Karl Barth tra Dio e il mondo traeva il fondamento di una visione politica antitetica alle costruzioni culturali democristiane. Contemporaneamente, proseguiva quel processo di riavvicinamento delle confessioni che portava alla costituzione della Federazione delle Chiese evangeliche e al patto d’integrazione tra valdesi e metodisti.
Siamo negli anni ’70, caratterizzati anche nel campo protestante dalla penetrazione del marxismo e dallo sviluppo, spesso in connessione con i gruppi del «dissenso cattolico», delle teologie politiche rivoluzionarie. Esperienza simbolica di quella stagione è il centro ecumenico di Agape a Prali (Torino),fucina teorica promossa dal pastore Tullio Vinay e spazio politico di riferimento per gli extraparlamentari e per le femministe. Per quanto riguarda i rapporti con la Chiesa cattolica, gli anni successivi al Concilio Vaticano II hanno visto emergere un confronto culminato nel giugno 2015 nella visita di papa Francesco al Tempio valdese di Torino. Al di là dei punti di contatto in materia d’esegesi e di teologia, un terreno di confronto è oggi la questione migratoria, oggetto dell’azione congiunta dei «Corridoi umanitari», il progetto promosso dalla Federazione delle Chiese evangeliche e dalla Comunità di Sant’Egidio.
Le distanze sono, invece, ancora marcate quando si tratta di organizzazione della Chiesa – il ruolo delle donne, per esempio – di bioetica e di laicità. Negli ultimi decenni, la Chiesa valdese si è distinta proprio per le posizioni aperte e costruttive, anche dal punto di vista evangelico, sulle unioni omosessuali e di fatto come pure sul testamento biologico. I valdesi rimangono, insomma, una minoranza controcorrente e dinamica in una società multireligiosa che si rivela sempre alle prese con i propri ritardi storici e con le nuove sfide culturali.””

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