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Perché l’ Italia ha paura del Dalai Lama?

Dalai Lama21/06/2012 - Milano non concederà la cittadinanza onoraria a Tenzin Gyatso contrariamente a quanto annunciato. Tutto a causa della minaccia cinese di boicottare l'Expo e delle pressioni ricevute dalla Farnesina. Una marcia indietro che getta il Paese nel discredito.
di Maghdi Abo Abia
Milano è in queste ore al centro di un caso diplomatico alquanto spinoso. Il Consiglio Comunale aveva deciso di conferire al Dalai Lama la cittadinanza onoraria della città. Un’offerta ritenuta offensiva da parte delle autorità cinesi.
PRESSIONE A PIU’ LIVELLI - Il Celeste Impero si dimostra così estremamente suscettibile

 ogni volta che si parla della regione occupata dall’esercito nel 1959. Qualsiasi riconoscimento internazionale riservato a Tenzin Gyatso viene ritenuto un’offesa all’intera Cina. Come racconta il Corriere della Sera l’irritazione asiatica è arrivata a coinvolgere anche il Ministero degli Esteri il quale si è lanciato in un’efficace campagna di dissuasione per evitare che venisse riservato il riconoscimento alla più alta autorità teocratica del Tibet. Il tutto per evitare di corrompere l’ottimo rapporto tra Italia e Cina.


NIENTE EXPO - Del resto i cinesi sono stati molto chiari: un riconoscimento del genere implicherebbe la rinuncia della Cina alla partecipazione ad Expo 2015, ultimo passo di un’interruzione dei rapporti commerciali ed economici della durata di tre anni. Una tragedia. Tanto che il sindaco Pisapia ha subito mosso le truppe convocando i capigruppo della maggioranza così da scongiurare un rischio, l’assenza della Cina nello scacchiere economico della città per i prossimi tre anni, che Milano non può permettersi. La mozione per la cittadinanza al Dalai Lama, firmata da tutti i gruppi consiliari, probabilmente verrà sospesa attraverso un astuto stratagemma, ovvero il ritiro della firma da parte del rappresentante di uno dei gruppi presenti a Palazzo Marino.

TATTICA - Così facendo la mozione perderebbe di efficacia, la Cina placherebbe la sua ira, alla Farnesina tirerebbero un sospiro di sollievo e Sua Santità verrebbe ricevuto in Consiglio Comunale, con Pisapia che ha già dichiarato che accetterà ogni decisione del Consiglio. La tre giorni del Dalai Lama a Milano, dal 26 al 28 giugno, non poteva cominciare in maniera peggiore. Il console cinese non ha gradito l’iniziativa del comune, la comunità cinese ha reagito con freddezza, la Farnesina è entrata in allerta così come la diplomazia in modo da scongiurare lo scontro.

IL PRECEDENTE DELLA MORATTI - Del resto Milano non sembra aver molta fortuna con il Dalai Lama. Durante l’ultima visita di Tenzin Gyatso nel 2007 l’allora sindaco Letizia Moratti decise di non ricevere il Premio Nobel per la Pace 1989 a Palazzo Marino proprio a causa delle pressioni provenienti da Pechino. Toccò al Sindaco andare al Palasharp, sede degli incontri organizzati dal Dalai Lama. Allora la Cina aveva fatto capire che un eventuale riconoscimento dell’autorità tibetana da parte del Comune avrebbe compromesso il voto del Celeste Impero per l’assegnazione dell’Expo. Cinque anni dopo il Pdl ha provato a presentare una mozione analoga a quella che è stata accantonata, ma anche in questo caso la comunità cinese non ha perso tempo ad esprimere la propria “irritazione”.

MILANO RISCHIA LA FACCIA - Del resto sono attesi in città in occasione di Expo almeno un milione di cinesi, e la sola eventualità di perdere questi arrivi ha fatto drizzare le antenne al Ministero degli Esteri. Ma è accettabile pensare di dover abdicare alla propria sovranità, perché di fatto stiamo parlando proprio di questo, per non indispettire un partner commerciale il quale ci dondola davanti una mazzetta di soldi quasi fosse una bistecca come nei vecchi cartoni animati di Tom & Jerry? Secondo Kalsang Dolker, presidente della comunità tibetana di Milano e d’Italia intervistato da Tempi no.

 

RAPPRESAGLIA ECONOMICA? UN CLASSICO - Una marcia indietro nella consegna della cittadinanza onoraria al Dalai Lama coprirebbe di vergogna Milano e l’Italia. A lasciare perplesso Dolker è l’idea che Milano piuttosto che perdere soldi sia disposta a perdere la faccia, visto e considerato che il Dalai Lama è già cittadino onorario, e più avanti ne parleremo, di Roma e Venezia. Dolker ricorda come la tattica di Pechino, la rappresaglia economica, sia un “classico” nella sua azione anti-Tibet. “Io capisco che gli affari siano importanti e che l’Italia stia attraversando una crisi molto pesante. Ma se la Cina continua ad agire in questo modo, e Milano si dimostra succube, l’Italia perderà la sua indipendenza. Ma ci rendiamo conto che la Cina vuole decidere a chi Milano può o non può dare dei premi? È una vergogna, un vero peccato per tutti i tibetani e tutti gli italiani. È una perdita di libertà”.

LA CINA? UN PAESE PICCOLO - Parole e pensieri difficilmente obiettabili. Milano cede la sua indipendenza per non perdere investitori. Realpolitik da un lato, morale dall’altro. Dolker nel suo intervento ne ha anche per la Cina, “un Paese che ha paura della verità e che si dimostra impotente, un Paese che impedisce la libertà d’informazione e che ha paura persino di una cittadinanza onoraria”. Insomma, la questione ha assunto dei contorni che Milano avrebbe evitato volentieri. Dignità contro economia. Affaritaliani ha provato a dare voce ad alcuni protagonisti della vita pubblica cittadina per capire se e come il mancato conferimento della cittadinanza al Dalai Lama sia una specie di “male necessario” in previsione degli obiettivi che si pone Milano.

 

REALPOLITIK - Carmela Rozza, capogruppo del Pd a Palazzo Marino, ha spiegato che “da capogruppo ritengo che se la cittadinanza onoraria deve comportare un conflitto pesante con la Cina è forse il caso di trovare una mediazione diversa. Siamo disponibili a trovare strade diverse”. Una posizione simile a quella del suo collega nelle fila del Pdl, Carlo Masseroli: “Non faremo in nessun modo una partita che forza un percorso né in un senso né nell’altro. E soprattutto non giocheremo nessuna partita in autonomia. C’è un oggettivo problema che è stato sollevato, ci ragioneremo”.

ANCHE SEL PER IL RITIRO - A stupire è invece la dichiarazione del capogruppo di Sel, Patrizia Quartieri, la quale ha detto chiaramente di non escludere il ritiro della firma della mozione: “ne stiamo discutendo, ci stiamo ragionando proprio in queste ore”. Quindi se tre indizi fanno una prova tutti hanno paura della minaccia cinese e quindi niente più cittadinanza onoraria al Dalai Lama. Il soldo vince sulla ragione. Eppure è successo che qualcuno dicesse no e che facesse valere la propria autorità a casa propria. Il Giornale, lo scorso 27 maggio, parlò dell’intransigenza austriaca nei confronti della Cina riguardo alla visita di Sua Santità nel Paese.

“NESSUNO DETTA LA MIA AGENDA” - Il Cancelliere austriaco Werner Faymann ha ricevuto in veste ufficiale Tenzin Gyatso nonostante l’ambasciatore cinese nel Paese gli avesse chiesto di “non offrire una piattaforma alle tendenze separatiste” al leader tibetano, minacciando anche in questo caso ritorsioni commerciali tra i due Paesi. Faymann rispose a questi “inviti” con le seguenti parole: “sono io l’unico responsabile della mia agenda”. E non contento ha invitato a pranzo il Dalai Lama in presenza dell’arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn specificando che il loro incontro è stato un “segnale politico chiaro, per i diritti umani, la non violenza, il dialogo e contro l’oppressione”.

BOICOTTAGGIO NORVEGESE - Un atto di coraggio ma difficilmente replicabile visto quanto successo con la Norvegia dopo la decisione di assegnare il Nobel per la Pace, che ricordiamo viene stabilito dal comitato per il Nobel di Oslo, al dissidente cinese Liu Xiaobo. Il Celeste Impero in risposta all’offesa ha deciso di boicottare l’importazione di salmone dal paese nordico. A partire dal gennaio 2011 sono stati decisi nuovi protocolli sanitari così stringenti e minuziosi che il pesce rimaneva a marcire nei depositi cinesi, con la conseguenza che su 1000 tonnellate esportate nel dicembre 2010 si è arrivati alle 75 del febbraio 2011. I funzionari locali parlavano all’epoca di buona fede, ma casualmente questi protocolli venivano applicati solo al salmone norvegese, mentre quello scozzese proseguiva senza problemi il suo cammino verso i mercati di distribuzione.

L’AMBIGUITA’ DI BOLOGNA - Milanesi consolatevi, la vostra città non è l’unica ad aver fatto marcia indietro. Come spiega il Corriere di Bologna anche il capoluogo emiliano ha ritirato la mozione che prevedeva il conferimento della cittadinanza onoraria al Dalai Lama. Sua Santità la prossima domenica sarà a Mirandola per portare conforto ai terremotati, tappa intermedia del suo viaggio verso Matera. A Bologna la cittadinanza onoraria venne decisa nel settembre del 2008 con uno specifico ordine del giorno approvato all’unanimità, ma da allora è stato pressoché impossibile consegnare l’onorificenza.

I LEGAMI TRA LE DUE TORRI E LA CINA - Inoltre negli ultimi anni Bologna è diventato un punto di riferimento per la Cina in Italia. Nel 2005 è stato fondato il Collegio di Cina, il quale accoglie studenti provenienti dal Celeste Impero e destinati a studiare sotto le due Torri con borse di studio e tirocini formativi. Il presidente della Fondazione Carisbo Fabio Roversi Monaco presiede il Mandarin Fund, un fondo che ha come obiettivo quello di sostenere gli investimenti in aziende italiane attive sul mercato cinese e in aziende cinesi che vogliono rafforzare la loro presenza in Italia e in Europa. E nel 2010 all’Expo di Shanghai Bologna fu ospitata in un padiglione di 400 metri quadrati che accoglieva e presentava grandi marchi come Ducati e Lamborghini.

NON E’ IL MOMENTO - ”È vero che questa visita è stata organizzata all’ultimo minuto -ha spiegato Claudio Cardelli,  presidente dell’associazione Italia-Tibet – ma il Comune di Bologna ha avuto la notizia già qualche giorno fa: so che è stato proposto all’amministrazione di raggiungerlo a Mirandola e di portare il saluto ufficiale di Bologna in quell’occasione. Insomma, il tempo per organizzarsi ci sarebbe stato e ci sarebbe, se il sindaco Merola volesse formalizzare l’invito per la cittadinanza onoraria”. Simona Lembi, presidente del Consiglio comunale bolognese, ha subito messo le mani avanti: “Non ci sono le condizioni stavolta per organizzare una cerimonia ufficiale, ma ciò non toglie che si stia facendo il possibile per invitarlo a Bologna”. Non sembra possibile consegnargli la cittadinanza a Mirandola e intanto son già passati 4 anni dal voto.

IL “CORAGGIO” DI ROMA E VENEZIA - Situazione diversa invece a Roma e Venezia. Nel 2009 il Dalai Lama arrivò in Italia per una serie d’incontri in queste due città. La Capitale conferì alla massima autorità teologica del Tibet la cittadinanza onoraria con tanto di bandiere tibetane tra i presenti. Oltre al sindaco Alemanno erano presenti gli allora ministri Giorgia Meloni e Andrea Ronchi.  ”Da adesso in poi -queste le parole di Alemanno-, in questa Aula, che è il cuore pulsante della città, Lei sarà non solo un prestigioso ospite, ma un cittadino romano, a dimostrazione di una convergente volontà politica e di un pieno riconoscimento della sua autorità morale”.

L’IRRITAZIONE CINESE - In questi due casi però, come ricorda Laogai, la Farnesina non ha preso posizioni sottolineando “l’assoluta indipendenza dal governo dei Comuni italiani”, in risposta alla diplomazia cinese definitasi “irritata” per il conferimento di un riconoscimento che nel loro Paese ha un’elevata importanza a un personaggio che per loro non merita tutta questa considerazione e che di fatto “fomenta attività politiche separatiste”. In occasione del doppio conferimento della cittadinanza onoraria disse la sua anche il ministro degli Esteri il quale auspicò che l’Italia “adoperasse misure immediate per cancellare queste decisioni che hanno offeso il popolo cinese”.

IL DALAI LAMA VA, LA VERGOGNA RESTA - Insomma. Finché c’è da minacciare allora tutti diventano pompieri. Se invece non ci sono conseguenze a breve termine tutti tornano incendiari. Resistere alle pressioni cinesi è possibile, a patto che si sappia che si rischia di perdere qualcosa. E’ pur vero che un uomo, un Paese, un’autorità sono la parola che danno, come ha dimostrato il cancelliere austriaco Werner Faymann. Il Dalai Lama lascerà Milano il 28 giugno, ma il senso di sudditanza della città e del nostro Paese nei confronti della Cina resta e resterà ancora a lungo.


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