«Il rapporto tra fede e denaro? Un nodo irrisolto»
Il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni affronta con «Vatican Insider» la «questione economica»
Giacomo Galeazzi - Città del vaticano
Rabbino capo Riccardo Di Segni, da secoli il rapporto tra la fede cattolica e il denaro è controverso e problematico. Perché?
«Dovrebbe chiederlo ai rappresentanti della fede cattolica. In generale ogni religione che interviene con la sua etica nei rapporti umani deve fare i conti, letteralmente, con i problemi dell'economia e del denaro: per definire cosa è lecito e cosa non lo è, dal punto di vista strettamente giuridico, e quale sia la prospettiva etica e spirituale per giudicare il senso di una attività umana dedicata al guadagno».
I Rothschild sono stati a lungo i banchieri del Papa. E' il segno che il Vaticano non riusciva a gestire in proprio le risorse finanziarie?
«Credo che i rapporti con i Rothschild non siano durati più di qualche decennio. Furono rapporti non molto idilliaci. Belli li ricorda con una "punta" antisemita in un sonetto. Avere rapporti con le banche non significa incapacità. Solo che bisogna scegliere banche e banchieri giusti. Anche i Rothschild comunque avevano i loro problemi, in Italia. L'unica filiale che non resse fu proprio quella di Napoli, chiusa all'arrivo dei "sovversivi", leggi: i garibaldini della spedizione dei Mille».
Un altro aspetto ricorrente nella storia ecclesiastica è il riferimento a "complotti" orditi da nemici, come per esempio le logge massoniche. Da cosa nasce questo sentirsi sotto tiro pur essendo stata la religione maggioritaria per secoli?
«Ogni centro di potere come tale è sottoposto ad attacchi. Ma prima di tutto gli attacchi sono interni. Più c'è potere più c'è ambizione, rivalità, caduta del senso morale...».
C'è differenza tra ebraismo e cristianesimo nel rapportarsi alla dimensione materiale e al piano economico?
«C'è ebraismo ed ebraismo e c'è cristianesimo e cristianesimo. Non credo, ad esempio, che l'etica calvinista sui temi economici vada d'accordo con quella cattolica. Per quanto riguarda l'ebraismo i punti principali sono: rispetto delle regole nei rapporti sociali, commerciali e di produzione; rispetto della natura che non deve essere devastata; immersione nella realtà di questo mondo, ma senza mai perdere di vista la dimensione spirituale. Il Sabato è la grande metafora di questo pensiero: per sei giorni si lavora e si produce, il settimo ci si ferma e si pensa allo spirito».
Perché un massone è scomunicato "ipso facto" e, per esempio, un mafioso no?
«Non tocca a me rispondere. Ancora non ho visto un rabbino, e neppure un ebreo, far parte dell'autorità ecclesiastica che commina le scomuniche. La Chiesa ha verità assolute, che discendono da Dio e quindi non possono essere in alcun modo discusse».
E' possibile il dialogo con le altre religioni o con la massoneria?
«Domanda da girare alle autorità della Chiesa. La Chiesa, per quanto riguarda il mondo ebraico, cerca il dialogo. Bisogna però capire che cosa intenda per dialogo... Quello della Dominus Jesus non era certo un dialogo accettabile».
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