I valdesi accederanno alle quote non espresse dell’ 8 per mille

Vai all' articolo originale
,il settimanale delle chiese battiste metodiste e valdesi italiane.
Dopo l’approvazione della modifica dell’Intesa, valdesi e metodisti accederanno ora (NdR tra tre anni) alla ripartizione dei fondi otto per mille non destinati espressamente, in proporzione alle firme espresse
Nuove, forti responsabilità davanti ai nostri concittadini
“Siamo posti di fronte a maggiori opportunità per fare concretamente del bene” dice la pastora Maria Bonafede, Moderatora della Tavola Valdese (NdR massimo organo esecutivo eletto dal Sinodo delle chiese metodiste e valdesi) Roma, giugno, 2009 - Con il voto positivo della Commissione Affari Costituzionali della Camera del 26 maggio, si è concluso l’iter di approvazione delle modifica dell’Intesa tra lo Stato e le chiese rappresentate dalla Tavola Valdese. Dopo un lungo periodo di attesa – davvero troppo lungo – le chiese valdesi e metodiste parteciperanno alla ripartizione delle quote dell’Otto per mille non esplicitamente destinate dal contribuente.
Grazie quindi ai vari presidenti del Consiglio che hanno firmato il nuovo testo concordato con la rappresentanza della Tavola valdese; grazie ai presidenti del Senato e della Camera
che l’hanno calendarizzata in tempi rapidi; ai presidenti delle Commissioni parlamentari che l’hanno vagliata e ai relatori che l’hanno convintamene sostenuta.
Nello stesso momento in cui mi sento di ringraziare chi ci ha sostenuto in questa battaglia, voglio anche dire che da oggi il nostro impegno continua perché in tempi altrettanto rapidi il Parlamento approvi le sei Intese pendenti con ortodossi, Testimoni di Geova, mormoni, apostolici, induisti e buddisti; così come continuerà la nostra pressante richiesta di una legge organica sulla libertà religiosa finalmente coerente sia con la Costituzione sia con la realtà del pluralismo religioso, sempre più evidente anche in Italia.
Sia nel 1848 quando Carlo Alberto firmò le Lettere patenti, sia nel 1984 quando il Parlamento repubblicano approvò la prima Intesa, ai valdesi – dopo l’integrazione del 1979 insieme ai metodisti – è toccato un ruolo di apripista. Non è un primato, è una responsabilità: la più antica minoranza protestante italiana, quella che storicamente ha dovuto difendere la sua stessa sopravvivenza nel Paese della Controriforma e del papato, porta su di sé il dovere di promuovere e affermare anche la libertà degli altri. Alla nostra pochezza numerica storicamente è sempre corrisposta una grande vocazione alla quale le generazioni di valdesi e metodisti che ci hanno preceduto hanno sempre risposto con umiltà e responsabilità, accettando di misurarsi nel campo aperto e insidioso del confronto con le istituzioni e quindi con la politica.
Nello stesso momento in cui accogliamo questo risultato e questo riconoscimento, sentiamo nostro dovere ribadire che in Italia la libertà religiosa – il Paese dove ancora vigono le norme fasciste sui «Culti ammessi» – è ancora incompiuta: molto, moltissimo resta ancora da fare, e i valdesi e i metodisti si sentono impegnati a spingere perché anche ad altre comunità di fede vengano riconosciuti i diritti costituzionali previsti dall’art. 8: le sei che hanno già sottoscritto un’Intesa con il Governo ma anche le altre, e prima tra tutte quella islamica, nei cui confronti si sta alzando un muro sempre più alto di pregiudizio e intolleranza.
Ma la modifica dell’Intesa ci spinge a guardare anche al nostro interno. Approssimativamente, la nuova norma garantirà alla Tavola valdese un fondo Otto per mille doppio rispetto a quello attuale: se il numero delle firme raccolte a favore di valdesi e metodisti restasse quello del 2008 (riferito alle dichiarazioni del 2005), tra tre anni potremmo ricevere una cifra vicina ai 12 milioni di euro.
È un impegno di eccezionale responsabilità, che ci apprestiamo ad affrontare dopo una lunga riflessione, un’appassionata discussione interna e avendo consolidato una preziosa esperienza nella gestione dei fondi. Nel 2001 il Sinodo valdese e metodista decise una «svolta» rispetto al precedente orientamento di non accedere ai fondi non destinati.
Le ragioni, che negli ultimi anni si sono ulteriormente rafforzate, erano sostanzialmente due: da una parte lo Stato, cui destinavamo la «nostra» quota dei fondi non espressi, utilizzava i fondi ricevuti senza un progetto strategico e una linea guida vincolante e trasparente. E così i fondi «allo Stato», quelli che avrebbero dovuto avere un utilizzo «laico» e «sociale», sono finiti a restaurare chiese, a finanziare le missioni militari all’estero o a coprire altre voci del bilancio ordinario dello Stato (NdR l’anno scorso, di 80 milioni “statali”, solo 3.5 sono stati assegnati alle vere finalità - es. fondo calamità naturali - tutto il resto, 76 milioni, è stato usato per ripianare i debiti).
Dall’altra, lo Stato non faceva alcuna promozione a suo favore, lasciando che l’unica vera massiccia campagna pubblicitaria fosse quella a favore della Conferenza episcopale.
Valutando anni di gestione statale dell’Otto per mille, abbiamo concluso che questo utilizzo dell’Otto per mille allo Stato non ci poteva appartenere, sia pure per la modesta quota di nostra competenza.
Ma alla «svolta» del 2001 ha contribuito anche l’esperienza di gestione dei fondi: innanzitutto abbiamo rilevato che l’Otto per mille «valdese» – trasparente sin nel dettaglio, investito esclusivamente a fini sociali, educativi e culturali – raccoglieva un crescente consenso. D’altra parte, la nostra esperienza di gestione dei fondi, i rapporti che riceviamo da chi gestisce i progetti che finanziamo, la rilevanza di alcune richieste
che non riusciamo a sostenere ci dimostrano che il nostro Otto per mille ha un senso preciso: tanto più nel mezzo di una grave crisi economica, ci consente di sostenere alcuni settori della nostra diaconia nel momento in cui si contrae o si ritira il welfare pubblico; ci permette di sostenere partner ecumenici che operano con passione e competenza nei paesi del sud del mondo, soprattutto in quell’Africa che bussa alle nostre porte e nei confronti della quale la comunità internazionale si dimostra sempre più disattenta; ci aiuta a sostenere pezzi della società civile italiana impegnati nel campo della solidarietà, della promozione di una cultura dell’accoglienza e della laicità.
Piccoli progetti che però, senza il nostro sostegno, rischierebbero la chiusura; progetti che, nel contesto dove si realizzano, fanno la differenza per decine, centinaia e talvolta miglia di persone.
Dobbiamo esserne tutti consapevoli, tutte coscienti, per vivere con riconoscenza e responsabilità questa nuova e allargata opportunità di testimonianza che si apre alla nostra chiesa. Non la confonderemo, come non abbiamo mai fatto, con la predicazione dell’Evangelo, non la confonderemo con la testimonianza personale che ciascun credente è tenuto, tenuta a dare nella sua vita e con la sua chiesa, non la confonderemo nemmeno con la speranza che ci anima.
La vediamo, la vedo per quello che è: un’opportunità per far vivere delle idee, un’opportunità per fare del bene e per sostenere chi lo vuol fare - e lo sa fare, anche -, un’opportunità per pubblicare libri intelligenti, per tenere viva la memoria di quanto costi la libertà del pensiero e della fede.
Maria Bonafede
http://www.uaar.it/news/2009/06/10/valdesi-accederanno-alle-quote-non-espresse-8-per-mille/
| < Prec. | Succ. > |
|---|




