Ratzinger è il papa nero dell' Apocalisse: parola di Malachia

Benedetto XVIStando alle profezie del santo, dopo Benedetto XVI tornerà Pietro. E con lui la fine del mondo. Le premonizioni.

di Barbara Ciolli -

Dopo di lui, solo Pietro. Poi la fine del mondo.
Altro che Maya. Le dimissioni clamorose di Papa Benedetto XVI non potevano non riesumare la profezia di san Malachia di Armagh (1094-1148), che identifica Joseph Ratzinger come il 111esimo «papa nero». Penultimo papa, prima del pontefice «Petrus Romanus», «ritornato sulla terra per riprendere le chiavi della Chiesa», «durante l'ultima persecuzione di Santa Romana Chiesa».

VERSO L' ARMAGEDDON. Il sigillo che chiude le frasi criptiche attribuite al vescovo irlandese recita chiaro: «Pietro pascerà il suo gregge tra molte tribolazioni.

Quando queste saranno terminate, la città dai sette colli sarà distrutta, e il temibile giudice giudicherà il suo popolo. E così sia».
«Judex tremendus judicabit populum suum. Amen», aggiunge la postilla latina agli oscuri scritti, 112 brevi motti venuti alla luce alla fine del XVI secolo, pane per gli occultisti. Per alcuni di loro, si tratterebbe della premonizione sui futuri papi avuta in sogno dal vescovo Malachia durante la sua visita a Roma nel 1139 e messa poi per iscritto.

JOSEPH, IL PAPA NERO. Il santo stila l'elenco dei pontefici che si sarebbero succeduti a partire dal 1143 fino al giorno dell'apocalisse. Alcune descrizioni sono generiche, altre invece - soprattutto quelle antecedenti al 1500 - molto precise.
In ogni caso, sono numerose le analogie con il «papa nero» profetizzato da Nostradamus per il nuovo millennio. E altrettante le attinenze con la storia, personale e religiosa, di alcuni pontefici del 900.

Stemma papa RatzingerIl papa «gloria olivae» che anticipa il Giudizio universale
Lo stemma scelto da papa Ratzinger per il suo pontificato. A sinistra, il simbolo del re moro.

Il 111esimo motto di San Malachia, per esempio, descrive il pontificato di Ratzinger come «gloria olivae» ed è singolare che la congregazione religiosa degli Olivetani appartenga all'ordine dei Benedettini, al quale Benedetto XVI si richiama. Il pontefice tedesco, inoltre, è nato a Marktl am Inn, in Baviera, il 16 aprile 1927, sabato di Pasqua. E proprio prima della passione, Gesù e i suoi discepoli si ritrovarono tra gli ulivi del giardino dei Getsemani.

LO STEMMA DEL MORO. Per il suo stemma di pontificato, infine, Ratzinger volle uno scudo rosso, con nell'angolo sinistro una testa di moro, tipica dell'araldica bavarese (il cosiddetto «moro di Frisinga») ma anche evocativa del «De gloria olivae», il papa olivastro di Nostradamus. Secondo Malachia, colui che cede a Pietro lo scettro terreno, per le tribolazioni dell'armageddon.
Certo, si potrebbe obiettare che Benedetto XVI abbia scelto ex post nome e simboli del «papa nero», influenzato dalle predizioni del santo. Proprio come Giovanbattista Montini che quando fu eletto con il nome di Paolo VI nel 1963 scelse tre gigli per il suo stemma in onore del 108esimo motto di Malachia: «flos florum».

WOJTYLA, PAPA DEL SOLE. Ma che dire allora del pontificato di Giovanni Paolo I (109esimo papa «de medietate lunae») che durò dal 26 agosto al 27 settembre 1978, «il tempo di una luna»?
Dopo la discussa morte di Albino Luciani, il 110esimo papa «de labore solis» («della fatica del sole)» di Malachia fu Karol Wojtyla, il papa polacco che veniva dall'Est, cioè da Levante dove sorgono gli astri.

I dubbi sull' autenticità della profezia e lo zampino di Nostradamus


Nato in un giorno di eclissi solare (il 18 maggio del 1920) e sepolto una settimana dopo la morte, durante un'altra eclissi, quella dell'8 aprile del 2005, Giovanni Paolo II ha rievocato così la morte di Gesù sulla croce. Come raccontano infatti i vangeli di Luca, Matteo e Marco, alla morte di Cristo il Sole si eclissò e «fece buio su tutta la terra».
Una coincidenza magari fortuita, considerato che i funerali di Wojtyla furono rimandati per consentire alla folla di porgere l'ultimo saluto al papa. Ma che di certo ha suggestionato i fedeli. E non solo.

LA PRIMA PUBBLICAZIONE NEL 1595. Pubblicate per la prima volta dallo storico benedettino Arnold de Wion nel 1595 nel libro Lignum Vitae, le previsioni di Malachia non vengono mai citate nelle biografie ufficiali del santo, né compaiono in altri testi.
Molti, compresa l'Enciclopedia cattolica redatta dalla Santa Sede, dubitano che gli scritti sibillini siano farina del veggente irlandese.

L'IPOTESI DI FALSO STORICO. Gli scettici liquidano la profezia sui papi come una patacca del XVI secolo. Realizzata probabilmente dal falsario umbro Alfoso Ceccarelli, per condizionare l'esito del conclave del 1590.
Per altri ancora, l'opera sarebbe frutto di Nostradamus, scrittore e astrologo scomparso nel 1566, che avrebbe scaricato su un nom de plume la visione proibita della sequenza Dies irae.
Ai detrattori, i (non pochi) proseliti della profezia fanno però notare che il documento non è posteriore al 1590, come è stato storicamente dimostrato.
Chiunque l'abbia scritto, o ci ha visto giusto oppure ha saputo sapientemente condizionare i successori di Pietro.

http://www.lettera43.it/politica/per-malachia-ratzinger-e-il-papa-nero-dell-apocalisse_4367583505.htm