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Archivio Vaticano: ecco i segreti degli ultimi 12 secoli dell’ umanità

Libri archivio vaticanoCorridoi, camere climatizzate, bunker: la struttura, nata nel 1612, custodisce in 85 chilometri di scaffali documenti a disposizione degli studiosi.
Andrés Beltramo Álvarez - Città del Vaticano
«Dan Brown non è mai stato qui». Con questa semplice affermazione, Alfredo Tuzi, segretario della Scuola di Paleografia della Santa Sede, ha demolito tutti i miti intorno all’Archivio Segreto del Vaticano, centro di cupi intrighi nei romanzi dello scrittore statunitense. Perché gli archivi del Papa custodiscono dei segreti molto più interessanti di quelli che compaiono nei racconti fantastici di “Angeli e demoni”. Fatti sconosciuti della storia che attendono gli studiosi di tutto il mondo per essere scoperti.


«Smentiamo il luogo comune, la parola “segreto” nel suo nome è stata mantenuta per i Papi come tradizione, ma indica solamente “privato”. Non significa che sia inaccessibile». Con questa spiegazione, Tuzi cominciava una visita per l’archivio dedicata a un gruppo di giornalisti. Vatican Insider era lì.
Corridoi, stanze, una camera climatizzata per la conservazione dei manoscritti, un bunker e diverse sale di consultazione: sono questi gli spazi dell’istituzione che ha appena festeggiato, nel 2012, i suoi primi 4 secoli di vita.

Fondata formalmente da Paolo V Borghese nel 1612, conserva circa 12 secoli di storia nei suoi diversi documenti, che, insieme, occupano approssimativamente 85 chilometri di scaffali. Inizialmente ci potevano entrare solo i cardinali, ma dal 1881 tutti i documenti possono essere consultati liberamente: occorre una lettera di raccomandazione scritta da un’istituzione o da un professore universitario. Attualmente sono più di 1500 i ricercatori di tutto il mondo che consultano quotidianamente gli archivi.

Si entra nell’Archivum Secretum Vaticanum da una semplice anticamera. Delle scale strette conducono verso la Sala degli Indici o sala Leone XIII, il punto di partenza per qualsiasi studioso, perche ci sono grandi libri di riferimento per accedere ai testi. Così come l’organizzazione, anche i metodi di consultazione risultano approssimativi, perciò il lavoro degli specialisti deve essere molto meticoloso. «A volte ci mettono settimane per seguire la traccia di un documento prima di poterlo trovare», dice Tuzi.

La maggior parte dei 600 fondi archivistici si trova nelle decine di scaffali posti uno accanto all’altro dentro uno dei due bunker (stanze che possono resistere perfino a un attacco nucleare) che si trovano sotto il Cortile della Pigna, cortile che tutti i giorni centinaia di turisti visitano per accedere ai Musei Vaticani.
Lungo l’unico bunker in uso (l’altro è ancora vuoto e, perciò, la capacità libera dell’archivio è enorme), si possono apprezzare pacchetti di ogni genere, alcuni completamente chiusi, come se nessuno li avesse mai aperti. Tuzi, quindi, non sbaglia nel dire che «l’archivio del Papa è il più ricco del mondo, fonte infinita per i ricercatori».

Ma non tutti i testi sono a disposizione degli studiosi. Secondo la tradizione, il Papa è l’unico con la facoltà di aprire una parte degli archivi alla consultazione e, quando si decide quest’apertura, mette a disposizione il contenuto corrispondente all’epoca di tutto un pontificato.
Attualmente l’Archivio si può consultare fino al 1939, compreso il papato di Pio XI. Gli impiegati vaticani stanno organizzando le scatole, i faldoni e i documenti che corrispondono al periodo di Pio XII, che ha governato la Chiesa cattolica dal 1930 fino al 1948.

Benedetto XVI dovrà decidere se aprire questo delicato periodo, perché comprende la Seconda Guerra Mondiale e il genocidio degli ebrei, la Soah. E ci sono molte aspettative.
Nel frattempo, nel bunker ci sono centinaia di faldoni sul pontificato di Giovanni Paolo II, dentro una gabbia chiusa. E rimarranno lì, fin quando un futuro Pontefice deciderà di aprirla per gli studiosi. Un’opportunità per riscrivere la storia.

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