I ragazzi della Via Paal
Da fini conoscitori della psiche umana, essendo stati loro a manipolare i nostri geni, gli Elohim [1] sanno che il nostro cervello è diviso in due parti. I taoisti hanno voluto valorizzare la cosa con lo yin e lo yang [2], mentre i regnanti di tutti i tempi l’hanno strumentalizzata mediante il principio del “Divide et impera”. Le democrazie, con i due rami del parlamento, l’hanno usata per confondere le idee alla gente.
Di fatto, dispute, diatribe, contradditori e contese sono pane quotidiano di tutti noi, specialisti esperti o semplici dilettanti e i tribunali scoppiano di procedimenti giudiziari. [...]
Al di sotto di un certo livello, la discussione può avere effetti positivi: si chiama dialettica. Al di sopra degenera in rissa, fino alle estreme conseguenze sanguinose delle guerre. Ma è sempre dal nostro doppio cervello che scaturisce il fenomeno.
Ciascuno ha la sua opinione in proposito e, nel caso delle scie chimiche di cui si è discusso a Genova il 6 dicembre, vale la pena riportare questa di Charles Bukowski: per il cittadino a cui il Sistema piace così com’è, gli sbirri saranno sempre buoni; ma per il cittadino a cui il Sistema non piace, gli sbirri saranno sempre cattivi.
In quest’ottica, riesco a piegarmi perché molti considerano le scie chimiche un pericolo e molti altri no, giacché i primi non sono contenti di come è strutturata la società, mentre i secondi ne sono del tutto soddisfatti. I primi temono insidie nelle operazioni aeree di cui non ci sono state date spiegazioni, mentre i secondi considerano i primi visionari e malati mentali.
I primi, d’altra parte, non riescono a capacitarsi come così tante persone neghino l’evidenza, osservabile nei cieli di giorno e di notte, e concludono che devono per forza essere in malafede, cioè amare di più la menzogna che la verità. Se i negatori delle scie chimiche considerano gli altri malati mentali, coloro che le vedono e vorrebbero saperne di più ritengono i negatori inspiegabilmente ottenebrati.
Saggiamente Massimo Mazzucco una volta si espresse in proposito dicendo che, tra i due, fa meno danni credere alle scie chimiche, che non viceversa, poiché se credo che siano un complotto militare e mi sbaglio, non si fa male nessuno, ma se nego che siano pericolose e mi sbaglio, ne va di mezzo la salute e la vita di milioni di persone. In altre parole, il male minore è quello di credere che siano un’operazione clandestina di cui le autorità non vogliono sentir parlare.
Varrebbe la pena, per capire fino a che punto la forbice dell’incomunicabilità tra le due bande si è allargata, vedere dall’inizio alla fine questo video, se si hanno due ore di tempo a disposizione:
http://www.ustream.tv/recorded/18969713
Altrimenti sarà sufficiente credere alle mie impressioni.
Non vi è alcun dubbio che Rosario Marcianò sia il massimo esperto italiano in fatto di scie chimiche. Il meteorologo Andrea Corigliano sarà anche un bravo professore, ma non si può definire un luminare della meteorologia. Poiché non sta scritto da nessuna parte che un autodidatta debba essere sempre e comunque meno competente di un laureato, il valore della testimonianza portata da Marcianò si è visto, mentre la performance del meteorologo è stata senza lode e senza infamia, così come probabilmente è abituato a tenere nelle aule scolastiche.
Sul terzo incomodo, convocato a sorpresa e senza avvisare Marcianò, sarebbe preferibile stendere il classico velo pietoso, poiché le doti di Paolo Attivissimo sono di tipo manipolatorio e propagandistico, sintomo di accurati studi di PNL (programmazione neuro linguistica). E niente di più. Anche Paolo Attivissimo, intervenuto inaspettatamente dalla Svizzera mediante Skype, è personaggio famoso tanto quanto Marcianò, ma la sua fama deriva dal ruolo che si è scelto – lui dice senza retribuzione ministeriale – di “cacciatore di bufale”. Non è il solo. Vi è un manipolo di “cacciatori” che ha come presidente onorario niente meno che Piero Angela e una sigla che risponde all’acronimo CICAP.
Sarebbe saggio, se qualcuno di loro dovesse leggere queste righe, che cambiassero l’appellativo, altrimenti a me continuerà a venire in mente la frase: “Quelli del CICAP non ci-cap-iscono una mazza!”
E sarebbe parimenti saggio che lasciassero in pace le bufale, che non hanno fatto niente di male a nessuno e a cui, dopo avergli rubato il latte per fare mozzarelle, devono anche venir cacciate. A me dà fastidio anche se si tratta di metafore, come in questo caso, nello stesso modo in cui mi dà fastidio “tagliare la testa al toro” o “crepi il lupo”, ecc. ecc.
Entrando nel merito della conferenza, la domanda che Attivissimo ha fatto a Marcianò è stata se se la sente di dire chiaramente che l’ENAV [3], i meteorologi e i piloti militari e civili italiani sono responsabili della sciagura che ha colpito in più riprese, in ottobre e in novembre, la Liguria. Ovvero, se Marcianò ha la certezza che siano essi i responsabili di quel disastro, dovrebbe presentare esposto alla magistratura, a meno che non pensi che anche i giudici siano collusi con gli altri protagonisti di quella drammatica vicenda.
Poiché nei giorni precedenti all’alluvione, in Liguria c’erano centinaia di voli d’aerei irroratori, Marcianò era riuscito a profetizzare con tre giorni in anticipo che sulla Liguria di levante si sarebbero potute verificare precipitazioni intense. Probabilmente anche l’ARPA ligure lo sapeva, ma non ne ha dato avviso alla popolazione. Marcianò, come privato cittadino, non avrebbe avuto i mezzi per farsi sentire e non sarebbe stato neanche creduto, oppure avrebbe potuto anche essere denunciato per procurato allarme. Quando si fa una denuncia ai carabinieri, la si fa a proprio rischio e pericolo, nello stesso modo in cui quando si entra in ospedale, se si ha una certa età, ci sono molte probabilità di uscire con i piedi in avanti.
Ma questo è un altro discorso.
Il confronto con la Thailandia, che è una monarchia, è interessante, giacché laggiù le irrorazioni di sostanze mediante aerei è legale e pubblicizzata, mentre da noi, dove vige un regime democratico, nessuno sa niente. Sembra che le autorità tailandesi abbiano aperto le dighe per evitare di allagare la capitale, mandando sott’acqua la provincia, esattamente come nel 1986, dopo l’esplosione di Chernobyl, i russi fecero piovere sull’Ucraina pioggia radioattiva, senza avvisare la popolazione, onde evitare che la nube tossica arrivasse a Mosca. Potrebbe darsi che, nel caso della Thailandia, le irrorazioni avvengano con la consapevolezza della gente, perché essa è buddisticamente rassegnata ad accettare la volontà del re, mentre in Italia, se si sapesse che avvengono operazioni di aerosol e le si mettesse in relazione con le alluvioni, gli italiani potrebbero un tantino incavolarsi. Ma incavolarsi sul serio. Finché non si è portato a compimento il progetto di rincitrullimento generale della popolazione, i vertici di comando delle scie chimiche preferiscono non correre rischi e sguinzagliare i cani.
Non so se si è capito a chi mi sto riferendo. Stavolta uso anch’io una metafora che tiri in ballo le bestie, ma io non manco di rispetto agli animali, bensì solo a quegli umani che, ipnotizzati dal signor Attivissimo, si credono sapienti e sono ciechi e ottusi, per non dire asserviti ai poteri forti, alle multinazionali, agli Illuminati e ai padroni del vapore, come si diceva una volta. Solo che una volta il vapore non era ancora diventato tossico come al giorno d’oggi.
Sulla questione delle scie di condensa non voglio spendere neanche una riga, di tanto dibattuta e noiosa ormai essa è diventata. Poiché le autorità preposte tacciono, il ruolo di portavoce viene lasciato svolgere da privati come il molto attivo Attivissimo e già questa è una scorrettezza. Corigliano non lo calcolo perché non è lui che prende le decisioni. Lui è solo un professore di scuola. Per cui ci ritroviamo nella non felice situazione di avere come interlocutori gente come noi, più o meno ignorante di noi, più o meno istruita di noi, ovvero una squadra di ragazzi che stanno dall’altra parte della barricata e che indossano una divisa dal colore diverso dalla nostra.
Basti dire, comunque, che gli aerei che rilasciano scie persistenti:
- – non volano a diecimila metri di quota dove in alcuni casi le scie potrebbero essere di condensa, ma molto più in basso;
- – nella gran parte sono aerei militari, poiché un aereo civile solo in caso di pericolo tornerebbe indietro, come invece fanno quelli che vedo io;
- – prima di una certa data, diciamo una decina d’anni fa, tali scie nel cielo non si vedevano;
- – autorità come Edward Teller [4] hanno pubblicamente ammesso e spiegato le finalità della geoingegneria: cosa si vuole di più?
- – nella teoria e nella prassi militare è implicito che i civili siano una zavorra sacrificabile, la cui morte viene definita “danni collaterali”. Pur di raggiungere i loro obiettivi, i militari passano sopra a tutto e a tutti: è nella loro natura.
Infine, tutto quanto dibattuto nella conferenza di martedì e tutto quanto fin qui da me scritto, avrebbe senso se fossimo tutti d’accordo che la casta militare è legittimata ad esistere e operare. Ma siccome io personalmente (e credo anche molti altri liberi pensatori) non riconosco ai militari il diritto di esistere, o lo riconosco solo in virtù degli arbitrari, atavici e immorali rapporti di forza, anche una sola scoreggia di deltaplano militare è per me inammissibile, inaccettabile ed eticamente condannabile.
Forse Attivissimo, Morocutti e gli altri botoli ringhiosi avranno tempo e pazienza di stare a discutere sulla bontà delle fumigazioni aeree – ed è ammirevole la pazienza di Marcianò che si sporca le mani con loro – ma io non vorrei perdere altro tempo in simili diatribe. Vorrei occuparmi d’altro. Anche perché il romanzo di Ferenc Molnar [5] è di piacevole lettura, indicativo di un’epoca, di un luogo e della psiche infantile, ma è e resta un libro per ragazzi. Bisognerebbe diventare un po’ tutti più adulti, smettere di difendere l’indifendibile, abolire l’esercito e rendere tabù non solo la guerra, ma anche il solo pensiero che sia lecito usare un’arma contro qualcuno. Forse, se si raggiungerà tale obiettivo, alla fine non avremo più un doppio cervello e finirà ogni forma d’inutile dualismo. Forse a quel punto saremo un Tutto Unico, in armonia con noi stessi e gli altri. Forse a quel punto saremo Dei.
Note:
[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Eloim
[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Yin_e_yang
[3] http://www.enav.it/portal/page/portal/PortaleENAV/Home
[4] http://it.wikipedia.org/wiki/Edward_Teller
[5] http://it.wikipedia.org/wiki/I_ragazzi_della_via_Pál
http://www.stampalibera.com/?p=36855
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