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Aurelio Mancuso e Umberto Veronesi: Il futuro dell’ uomo tra religione e scienza

Testa o crocerisponde Corrado Augias
Gentile Corrado Augias, Vito Mancuso ha scritto che “il futuro dell’uomo non è solo nella scienza” in opposizione a Veronesi il quale però non credo che pensi questo, si è solo espresso con entusiasmo sui risultati della tecnologia. La scienza si propone di capire i meccanismi dei fenomeni naturali e cerca di organizzarli secondo razionalità, con teorie che sottopone a verifiche e aggiornamenti. Questo metodo è negato alla teologia, che invece ha da tempo acquisito una verità definitiva. Alla scienza si può fare un diverso appunto: non considerare sempre le priorità nell’investire le risorse, in particolare quelle destinate alla conoscenza pura.

Ad esempio, conoscere meglio la stella Fomalhaut, a 25 anni luce dalla Terra che richiede la costruzione di un osservatorio a 5000m di altitudine in Cile. Francamente sembra meno urgente dei provvedimenti per impedire che un miliardo di esseri umani rimanga senza cibo. Sembra altrettanto urgente che chi si occupa di religione denunci, prima delle carenze future della scienza, la superstizione mercantile che ancora affligge Lourdes, Fatima, Medjugorje.
Franco Ajmar

La discussione innescata dal doppio intervento di Umberto Veronesi e di Vito Mancuso sulla scienza è del più grande interesse. Dei rapporti tra religione e società si discute da prima ancora del cristianesimo. Il sofista Crizia, in un suo dramma, accenna la teoria che gli dèi furono inventati per impedire agli uomini di delinquere. Machiavelli giudica la paura delle pene eterne più efficace delle leggi per mantenere i buoni costumi. La religione però è anche la principale fonte di speranze e di consolazione al contrario della razionalità che, diceva Chateaubriand, “non ha mai asciugato una sola lacrima”. Mancuso ha ragione a dire che non si vive di sola scienza e credo che anche Veronesi sarebbe d’accordo. Mancuso semmai esagera quando tira dalla sua Einstein ricordando la frase “la scienza senza religione è zoppa, la religione senza
scienza è cieca”. Parole che non mi pare rispecchino ciò che Einstein ha detto altrove. Per esempio parlando della religione ebraica come di un insieme di leggende infantili. Non mi pare che oggi ci sia nessuno che vuol rimuovere il sacro dal mondo, né sarebbe possibile. Si dovrebbe invece cercare di tenere separato il sacro dalla vita civile. Il Discorso della Montagna, sublime per ispirazione, sarebbe un disastro se trasformato in articoli del codice. La scienza non può assoggettarsi al dogma o perde il suo carattere di scienza; la religione invece si fonda sul dogma o non è più religione. La spiritualità vera rifugge dall’imposizione forzata, domanda silenzio e concentrazione, sicuramente non ama la politica e i soldi. Con Mancuso di questo abbiamo discusso a lungo; sono cose che sa e che condivide.

 Repubblica 16.6.12
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