L’ oroscopo definitivo

OroscopoLe mie lettrici e miei lettori sanno ormai che amo i post interattivi. Per questo vorrei proporvi una nuova tecnica molto ben documentata per costruire il profilo di una persona in base semplicemente alla sua data di nascita.
Una enorme mole di osservazioni empiriche ha confermato la fondatezza di quest’approccio, veloce, pratico, e assolutamente personalizzato, che si basa su complesse correlazioni tra la stagionalità della nascita, l’esposizione alla luce solare e le caratteristiche psicologiche. Per questo, devo premettere che la validità del procedimento è calibrata per la sola Italia.  Non siete assolutamente curiosi di sapere qualcosa in più di voi, semplicemente scrivendo la vostra data di nascita? Fossi in voi non aspetterei, quindi cliccate il pulsante qui sotto e leggete, grazie al programma che ho realizzato e testato personalmente, il risultato.

 

http://www.nonsonosigmund.it/profilo/

Ora che avete letto il vostro profilo, che ve ne pare? È statisticamente dimostrato che la maggioranza delle persone si riconoscono nel profilo prodotto con questa procedura.
Anche se si tratta sempre dello stesso, identico profilo. Per tutti.
Si, avete letto correttamente: provate a cambiare la data di nascita nella mia fantomatica ed inesistente procedura di calcolo e otterrete le stesse frasi nello stesso assortimento. Anche perché non c’è nessuna procedura di calcolo, né di “stesura personalizzata di un profilo di personalità”. Sì, vi ho ingannato. Ma per amore della scienza!
Eppure forse anche a voi questo farlocco tentativo di descrivere il vostro carattere potrà essere sembrato corretto, calzante… insomma sembra proprio che “c’ha preso”.

il circo Barnum

Circo Barnum: di tutto un po'

L’esperienza di sentirsi in qualche modo descritti da un profilo di personalità generico si chiama effetto Forer, o più ironicamente effetto Barnum, dal nome del noto circense americano.

Infatti P. T. Barnum affermava che i suoi spettacoli avevano tanto successo perché in essi si poteva trovare “qualcosa per ciascuno:” i numeri erano talmente vari che tutti trovavano qualcosa “per loro”.
Così sulla scorta di questa acuta osservazione uno psicologo, Bertram R. Forer, docente di psicologia col gusto ironico della scienza, nel 1948 propinò un finto test di personalità ai suoi studenti, consegnando poi a ciascuno di loro un ”resoconto personalizzato”, ovviamente uguale per tutti.

Chiese poi di esprimere, su una scala da 0 a 5, quanto la descrizione fosse azzeccata: ottenne un sorprendente 4,6. E le sorprese non finiscono qui. Infatti rivelò di aver redatto il profilo scopiazzando dalla pagina degli oroscopi del quotidiano locale. Interessante, non credete?
Ora, la cosa ancora più interessante è che l’esperienza di Forer è ottima scienza – con tanto di ipotesi nulla e tentativo di falsificazione, per chi ama i particolari tecnici – ma soprattutto è ripetibile. Infatti fu ripetuta decine di volte, e il risultato non andò mai sotto il 4,2.
Ci son delle regole per redigere questi profili “one size fit all”: rimanere generici, affermare caratteristiche contraddittorie e dare la priorità ad una descrizione in fin dei conti positiva.
Sorpresi? Non dovreste. O forse dovreste, ma per un motivo diverso dal semplice dubbio fondato che questo esperimento insinua nelle nostre granitiche convinzioni in materia di astrologia, di teorie ingenue della personalità e, c’è da dirlo, anche per quanto riguarda quelle meno ingenue e più “scientifiche”. Io mi sorprendo sempre di quanto siamo disposti a credere piuttosto che a verificare quello che ci viene detto e, soprattutto, quello che ci viene detto circa noi stessi.

Davvero non credi che ci siano i leoni?

Davvero non credi che ci siano i leoni?

L’ipotesi che per la nostra specie credere e ubbidire siano stati evolutivamente più vantaggiosi che verificare e chiedere spiegazioni mi sembra molto calzante. Insomma, a essere creduloni si sopravviveva di più 150.000 anni fa nella savana, che a mettersi lì a questionare. Non ho ancora prove, ma d’altronde provate voi a educare un bambino che metodicamente vi chiede spiegazioni per tutto quello che gli dite di fare e prima di accettare un uso, una regola, un mito, un valore del gruppo chiede solide spiegazioni. Scommettiamo che anche a Tata Lucia verrebbe la tentazione di appenderlo per i pollici? Ma soprattutto, scommettiamo che finisce divorato da un leone, nel tentativo di verificare se davvero di notte i leoni abbiano fame?

Così potremmo dire che credere o non credere, ossia dare o non dare fiducia, è uno dei modi con cui noi homo sapiens manteniamo l’unità di famiglie, gruppi, tribù, che per stare insieme, appunto, arrivano a credere storie su di sé, sugli altri e sul mondo.

Ma non solo.

Il secondo aspetto che mi sorprende sempre è constatare quanto poco ciascuno di noi si conosca, quanto vaga e incerta è la nostra consapevolezza di avere o non avere certe caratteristiche, e in base a cosa dovremmo o non dovremmo averle. C’era chi, come Lacan, parlava di un continuo bisogno degli esseri umani di identificarsi e riconoscersi, ma leggendo di questo semplice esperimento mi chiedo se – a parte la nostra forma fisica e il “senso deittico di sé” (ossia la consapevolezza della posizione che occupiamo nel tempo e nello spazio) – siamo realmente in grado di riconoscerci, siamo in grado di dire a ragion veduta: “questo sono io”, quando sentiamo una descrizione di noi stessi – o se piuttosto ci limitiamo a credere qualcosa perché ci piace “abbastanza”.
Ora ho una gran voglia di pistacchio, voi?

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