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Vaticano-Cina: cardinale Tong, non è un accordo politico

di Salvatore Izzo

Città del Vaticano – Sono alimentate da una percezione sbagliata delle intenzioni vaticane le voci di dissenso riguardo alle trattative in corso con la Cina. Ne è convinto il cardinale John Tong, successore di Zen Ze kiun a Hong Kong e attualmente il principale interlocutore cattolico locale delle autorità di Pechino. “La Cina – spiega – è disposta a raggiungere un’intesa con la Santa Sede sulla questione della nomina dei vescovi della Chiesa cattolica in Cina e sta cercando un accordo reciprocamente accettabile”. “I vescovi del continente che non sono stati ancora legittimati dovrebbero, seguendo le condizioni richieste per un vescovo legittimo, essere riconosciuti dalla Santa Sede”. Il riconoscimento avviene dunque solo “seguendo le condizioni richieste” e non come frutto di un accordo politico.

“Dal giorno della sua elezione Papa Francesco ha moltiplicato i segni di stima verso il popolo cinese e verso il presidente Xi Jinping. Allo stesso tempo sono ripresi i dialoghi fra Pechino e la Santa Sede rimasti fermi per quasi 10 anni. Al momento le delegazioni delle due parti si incontrano con una certa periodicità (ogni tre mesi) studiando anzitutto un accordo sulle nomine dei vescovi”, sottolinea il sinologo Bernardo Cervellera, direttore di AsiaNews, l’agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere che ha raccolto le dichiarazioni del cardinale Tong. “Le voci sull’accordo imminente – spiega il missionario giornalista – scuotono in profondità i cristiani che appartengono alla comunità sotterranea (non ufficiale), che si sentono dimenticati e messi da parte in questi dialoghi. Essi temono che il Vaticano, nella fretta di raggiungere qualche risultato, sia disposto a compromessi che inquinano la fede cattolica. E uno dei compromessi temuti è la riconciliazione con gli otto vescovi illeciti (di cui tre scomunicati ufficialmente), ma – spiega il direttore di AsiaNews – “se è vero che la Cina preme per il riconoscimento degli otto vescovi, è anche vero che la Santa Sede continua a esigere un percorso reale e personale di riconciliazione che implica una richiesta di perdono da parte del vescovo scomunicato, un giudizio da parte del Papa, un gesto pubblico di scuse da parte del vescovo per aver scandalizzato i fedeli”.

In buona sostanza, tranquillizza padre Cervellera, “per la Santa Sede tale procedimento non può essere concluso con un colpo di spugna, ma vanno rispettati i tempi e i percorsi di ognuno dei vescovi implicati. Alcuni di questi pastori già da anni hanno presentato la loro domanda di perdono, ma il Vaticano si è riservato di studiare più a fondo la loro situazione”. Quindi pur essendo “improbabile che la loro riconciliazione con il Papa avvenga entro la fine dell’anno, tale processo non è legato per nulla all’andamento dei dialoghi sino-vaticani, ma al percorso spirituale e umano di ognuno di loro”. (AGI) 

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