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Vaticano, la vittima di abusi Marie Collins attacca il cardinale Mueller

Città del Vaticano Marie Collins attacca frontalmente il Prefetto della Congregazione della Fede, il cardinale Mueller, dandogli, indirettamente, del bugiardo. Non solo: alza il tiro e denuncia l’orientamento ancora presente nella curia di tutelare i «vescovi negligenti», quelli che hanno preferito proteggere i preti, piuttosto che le vittime della pedofilia.

Il caso delle esplosive dimissioni della Collins dalla commissione anti pedofilia sembra tutt’altro che chiuso. Due settimane fa questa signora irlandese, ex vittima che ora si batte per la tutela delle vittime di abusi, aveva sbattuto la porta accusando il Vaticano, in particolare la Congregazione della Fede, di non collaborare abbastanza con la Commissione istituita da Papa Francesco. Il cardinale Mueller si era difeso, in una intervista, dicendo di avere sempre fatto il possibile per creare un buon clima di squadra. Oggi è arrivata la durissima, puntuale, implacabile risposta della Collins, contenuta in una lettera aperta pubblicata sul National Catholic Reporter.

«Caro Cardinale Muller sento il bisogno di risponderle altrimenti non si comprende il discorso della mancanza di cooperazione». Per «rinfrescargli la memoria» sugli episodi negativi, Collins fa un elenco, fornendo dettagli, circostanze, date. Come quando nel 2015, quando la commissione per la tutela delle vittime anti pedofilia aveva iniziato a muovere i primi passi nella curia, incassando a sorpresa il sostanziale rifiuto da parte dei vertici dell’ex Sant’Uffizio di discutere di alcune questioni strategiche «di reciproco interesse», riguardanti le vittime. «Le riunioni a tu per tu non furono possibili, ci venne detto, che qualsiasi comunicazione tra i dicasteri della Santa Sede deve essere fatta per iscritto». Inizialmente un rappresentante della Congregazione si rese disponibile a seguire i lavori della commissione, poi questo contatto permanente si è affievolì fino a scomparire del tutto. «Tutto quello che posso dire è che i membri della Commissione non hanno ricevuto alcun rapporto formale o hanno potuto vedere i risultati positivi generati da tale contatto».

Collins prosegue nella descrizione di un lavoro faticoso, ostacolato dalla burocrazia interna e dalla incapacità di condividere l’ossatura del documento istitutivo della commissione anti pedofilia. Il Papa avrebbe voluto un «intenso dialogo tra i dicasteri coinvolti» ma, secondo Collins, non avvenne. Non c’è mai stata la «creazione di una nuova sezione giudiziaria alla Congregazione per la dottrina della fede, o la nomina di personale stabile a servizio nel tribunale, e la nomina di un Segretario-assistente al prefetto con il Tribunale». Dovevano essere stanziate risorse ma il passaggio non è avvenne. «Lei afferma che il tribunale non era necessario visto che qualsiasi negligenza poteva essere affrontata attraverso le competenze, strumenti e mezzi legali già in atto nella Congregazione per i Vescovi. Quindi nessun cambiamento è stato ritenuto necessario e alcuna implementazione ha avuto luogo».

Infine Collins affonda il coltello nella piaga. «Una domanda mi viene in mente. Se siano stati utilizzati tutti i mezzi per affrontare il caso di un vescovo negligente in materia di protezione dei bambini dagli abusi, perché mai finora nessun vescovo è stato ufficialmente, in modo trasparente sanzionato o rimosso per questa negligenza?»

Se non è la mancanza di leggi, allora è la mancanza di volontà? Sono sicura che molti sopravvissuti, me compreso, sarebbero interessati». Secondo Collins all’interno della Chiesa ancora prevale il «rispetto per il sistema gerarchico rispetto alla persona umana».

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_abusi_pedofilia_collins_mueller_curia-2316835.html

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