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Vatileaks, Chaouqui "andrò in carcere con il bambino"

CdV – Fase finale per il processo ‘Vatileaks 2’, è attesa oggi la sentenza finale di primo grado del Tribunale della Città del Vaticano. 

“Se la Corte chiederà all’Italia di eseguire la sentenza io e mio figlio passeremo i suoi primi anni in galera”. Con queste parole Francesca Immacolata Chaouqui si è rivolta ai giudici del Tribunale Vaticano che dovranno decidere in queste ore sul suo destino. Il promotore di giustizia Gianpiero Milano ha chiesto per lei la pena più severa: 3 anni e 9 mesi. “Come se avessi costruito tutto da sola da quando avevo conosciuto Balda”, ha commentato la pr nella sua dichiarazione finale, negando invece che ci fosse “un disegno”. La signora, che si è interrotta più volte per l’impossibilità di trattenere le lacrime, ha voluto prima di tutto chiedere scusa ai giudici per gli eccessi nel suo comportamento processuale.

“Chiedo scusa alla Corte – ha detto – per le altre dichiarazioni fatte da me in aula e alla stampa, che non rispecchiavano il mio pensiero: sono una persona orgogliosa e rabbiosa, il mio carattere mi porta a commettere errori. Ma ora voglio esprimere stima per la Corte, se non l’avessi avuta non avrei partecipato al processo. L’avvocatessa Laura Sgro’ ha vissuto passo passo le mie sofferenze di questi mesi per la distruzione della mia immagine come professionista e come essere umano. Mon sono la persona che e’ emersa. Qualsiasi pena non sara’ mai piu’ grande della sofferenza sperimentata in questi mesi”. 
Riferendosi in particolare alle “rivelazioni” su una presunta relazione con Vallejo Balda contenute nel memoriale dettato dal monsignore a un funzionario della Gendarmeria, la signora ha poi scandito, aprendo uno scenario inedito: “le bugie di Balda hanno rischiato di distruggere la mia famiglia. E quelle carte non sono uscite ne’ dagli avvocati ne’ dalla Gendarmeria”. Ugualmente inquietante un’altra frase della signora Chaouqui: “esistono 4 o 5 verbali di mie dichiarazioni alla Gendarmeria che non sono agli atti”. Nel capitolo delle cose inquietanti dette nella dichiarazione finale c’e’ anche l’affermazione: “ero a conoscenza dell’attico di Bertone da 2 anni perche’ avrei dovuto aspettare a divulgare le carte? 
A casa ho tutti documenti e potrei darli a chi voglio. Non lo faro’ mai. Mi hanno arrestata perche’ ho detto di aver dato un documento a Nuzzi. Loro davano per scontato che l’avessi fatto. Ma il documeto word sul Vatican asset management che ho detto di aver mandato a Nuzzi era solo una rassegna stampa”. 
“Personalmente non ho mai passato carte e non ho mai minacciato Balda”, ha poi concluso la Chaouqui, spiegando quel sms mandato l’8 agosto dell’anno scorso in cui apostrofava Balda con parolacce riferibili a presunte tendenze sessuali del monsignore, con il fatto di aver ascoltato, li’ in Cambogia dove si trovava in vacanza, un file audio con parole su di lei pronunciate dallo stesso Balda in una cena. “Non ho mai minacciato ne’ fatto del male. Ma ho omesso di denunciare ai superiori quanto stava accadendo, mi sono limitata a suggerire di sottoporre a visita psichiatrica il sacerdote”.

Solo Francesca Immacolata Chaouqui ha approfittato della possibilità di prendere la parola in camera di consiglio per una dichiarazione finale. Hanno rinunciato invece a questa opportunità gli altri 4 imputati: monsignor Vallejo Balda, Nicola Maio, Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi. (AGI)

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