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Veremonda, storia della riscoperta di un'opera perduta

Roma – Cosa accade quando un direttore d’orchestra di Perth, un regista di Napoli, un artista di Torino, e un costumista di Roma decidono di dar vita ad un’antica opera veneziana? In questo libro, la giornalista Allison Zurfluh, in collaborazione con il fotografo Michel Juvet, ricostruisce il lungo processo creativo che ha trasformato un pregiato manoscritto per il teatro. ‘Veremonda, l’Amazzone di Aragona’ è un’opera di Francesco Cavalli che non è stata rappresentata per oltre 350 anni. Allison e Michel ripercorrono i passi veneziani di uno dei più illustri compositori dell’epoca barocca, ed esplorano il lavoro del direttore d’orchestra Aaron Carpenè con la partitura originale. La magia ha inizio sotto la travolgente direzione di Stefano Vizioli, e prende forma nell’atelier torinese di Ugo Nespolo, dove sono concepiti i costumi e le scenografie. Una sosta alla sartoria romana di Luigi Piccolo, apre le porte ad un mondo stravagante, dove giornalista e fotografo osservano il maestro all’opera. Il viaggio culmina, al di là dell’Oceano Atlantico, a Charleston in Sud Carolina, dove ‘Veremonda’ torna alla vita per la prima volta allo Spoleto Festival USA. Se pensate che l’opera sia qualcosa di pesante, è tempo di cambiare idea.

Del libro si parlerà lunedì 27 alle 17 alla Sapienza di Roma, aula di storia della musica ‘Nino Pirrotta’, edificio di Lettere e Filosofia

 

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