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Veronesi, funerali laici a Milano sulle note di Beethoven

Milano – E’ iniziata, nella sala Alessi di Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, la cerimonia laica in ricordo di Umberto Veronesi. Il primo a intervenire è il ‘padrone di casa’, il sindaco Giuseppe Sala, seguito da Paolo Veronesi, Emma Bonino, Pier Giuseppe Pelicci, direttore ricerca dello Ieo, e le nipoti di Veronesi, Elena e Gaia. Il figlio Alberto, direttore d’orchestra, ha suonato il ‘Chiaro di Luna’ di Beethoven in apertura, poi ha accompagnato il soprano che ha intonato l’aria finale della Tosca. “Milano è profondamente scossa per questa perdita”, ha detto commosso il primo cittadino. Arrivate le corone della presidente della Camera Laura Boldrini e del presidente del Senato Pietro Grasso. Tra i presenti anche il ministro per le Politiche agricole, Maurizio Martina, l’ex sindaco di Torino, Piero Fassino, e i due ex primi cittadini milanesi, Gabriele Albertini e Carlo Tognoli.

Quella di Veronesi, ha sostenuto Sala, è stata “una vita avvincente che ha avuto origini normali: ogni giorno 5 chilometri a piedi per andare a scuola. Ha raggiunto Milano, dove ha meritato la sua meta: diventare medico”. “Curare è solo una parte del mestiere, come hai insegnato tu, perché per guarire ci vuole una carezza: una vera rivoluzione etica”, ha detto, rivolto idealmente all’oncologo, ricordando la sua carriera di medico che credeva che “ancora prima della medicina contasse l’uomo”. “Un nuovo linguaggio sul malato” è stata la sua battaglia civile più grande secondo il sindaco. Sala ha ricordato la consapevezza di Veronesi di non poter incidere troppo in politica ma anche la determinatezza nella lotta per alcuni valori, come la dignità del fine vita. Il sindaco ha a tal proposito ricordato il rapporto dello scienziato col cardinale Carlo Maria Martini, altro grande milanese, quando i due si sono trovati d’accordo nell’affrontare “l’indicibile, affermando il diritto alla dignità”. Sala si è commosso a fine intervento ricordando il periodo della sua malattia: “Mi disse di non parlare di combattere contro la malattia perche’ la malattia e’ parte di noi. Ma si guarisce, si guarisce sempre”.

Centinaia di messaggi, migliaia di visite, la “popolarità” del padre e la vicinanza della gente che ha curato sono stati l’essenza di della giornata di ieri,  alla camera ardente, per il figlio di Umberto Veronesi, Marco, mentre stringeva la mano alle tante di persone che ringraziavano, tramite lui, il padre, per essere vive. Un via vai ininterrotto da ieri mattina in Sala Alessi, a Palazzo Marino, sede del Comune. “Chi piangeva, chi pregava: la gente gli voleva bene e per noi e’ importante in questo momento”. Il figlio architetto – dei sette che l’oncologo ha avuto – sente che “l’eredità più importante che ha lasciato e’ l’impegno civile e sociale e la fiducia nella ragione”. Una razionalità che ha sperimentato anche su di se’ negli ultimi momenti della sua malattia, quando ha deciso di smettere di curarsi, avendo capito che non c’era più nulla da fare.

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