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Veto, diritto nato dalla crisi della sedia vuota 

Roma – Il diritto di veto fu introdotto con il “compromesso di Lussemburgo” nel 1966 per risolvere la cosiddetta crisi della sedia vuota. Nel 1965, la commissione propose l’istituzione di un bilancio comunitario autonomo da finalizzare non più con i contributi versati dagli Stati membri, bensì con i versamenti dei prelievi e dei diritti doganali, ed un rafforzamento dei poteri del Parlamento europeo.

La Francia reagì in modo estremamente duro, disertando i lavori della Comunità. Il generale De Gaulle aveva avviato la politica della sedia vuota: assenza e boicottaggio di tutti i lavori in tutte le sedi comunitarie.

La crisi durò per sette mesi nonostante i tentativi degli altri 5 Paesi membri (Italia, Germania, Belgio, Olanda e Lussemburgo)  di trovare un accordo con Parigi. A dicembre, una parziale sconfitta elettorale del generale portò allo sblocco della situazione, con il compromesso che garantiva la necessità di un voto unanime sulle questioni più delicate:

  • politica estera e di sicurezza comune (esclusi alcuni casi ben definiti che richiedono la maggioranza qualificata, quali ad es. la nomina di un rappresentante speciale);
  • cittadinanza (concessione di nuovi diritti ai cittadini UE);
  • adesione all’UE;
  • armonizzazione della legislazione nazionale in materia di imposte indirette;
  • finanze UE (risorse proprie, quadro finanziario pluriennale);
  • alcune disposizioni in materia di giustizia e affari interni (Procura europea, diritto di famiglia, cooperazione di polizia a livello operativo, ecc.);
  • armonizzazione della legislazione nazionale in materia di sicurezza sociale e protezione sociale.

Inoltre, il Consiglio è tenuto a votare all’unanimità per discostarsi dalla proposta della Commissione quando quest’ultima non è in grado di accettare le modifiche apportate alla sua proposta. Tale norma non si applica agli atti che il Consiglio deve adottare su raccomandazione della Commissione, ad esempio nel settore del coordinamento delle politiche economiche.

In caso di voto all’unanimità, un’astensione non impedisce l’adozione di una decisione.

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