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Vi racconto la generazione dei depressi 3.0

La Neet generation – acronimo inglese di “not (engaged) in education, employment or training – comprende quei giovani che non ha e né cerca un lavoro, non frequenta una scuola o un corso di formazione professionale. E se in Italia vengono etichettati come ‘bamboccioni’ o ‘choosy’, lo scrittore Michele Vaccari, nel suo romanzo ‘Il tuo nemico‘ ne dipinge un ritratto diverso e ‘rivoluzionario’. 

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‘Il tuo nemico’

Genova, 2008. Gregorio è un ragazzo prodigio, un genio dell’informatica, e il bersaglio preferito dei bulli della scuola. Quando la professoressa di Economia gli comunica l’intenzione di sostenere la sua candidatura al MIT di Boston, Gregorio vorrebbe gioire per la notizia ma non può: c’è un ostacolo, e sono i suoi genitori. Il padre, un genetista fallito afflitto dal peso di una colpa che da trent’anni lo soverchia, e la madre, una personalità ambigua, educata alla sottomissione e alla vendetta: una coppia borghese alla deriva che sembra vivere per mantenere lo status quo acquisito e frustrare le speranze del figlio.

Mentre la crisi incomincia a diventare una peste letale per chiunque, tra combattere contro un orizzonte di odio e ricatto o arrendersi e soccombere, Gregorio sceglie l’esilio, diventando un “NEET”. Nel frattempo, dall’altra parte della città, una sua coetanea, Gaia, è stata arrestata per aver hackerato il sito di un noto esponente politico, sperando di farsi notare da Anonymous, in cui sogna di entrare. La madre, una ex dirigente del Ministero dell’Istruzione, per sfruttare le sue abilità e nel contempo punirla, la obbliga a partecipare a un’operazione governativa segreta senza precedenti nella storia del web.


I neet e la loro guerra generazionale

I Neet “sono ragazzi che si sono rifiutati di diventare carne da macello della crisi”, racconta Vaccari “per sopravvivere sono costretti a scappare dal mondo. Le ideologie non esistono più? E allora i giovani decidono di chiudersi nelle loro stanze e dimostrare al resto del mondo cosa significa una società senza giovani”. Il tema del rifiuto del mondo deriva da un confitto tra i figli e i padri che vivono un egoismo generazionale e tra loro non si capiscono. La novità contro cui si scontrano le generazioni di oggi è la competizione che ha distrutto il senso di comunità”.  

Il bullismo è sempre esistito, ora è solo più visibile

E propio questa mancanza di senso di comunità e cooperazione tra individui è la causa del fenomeno del bullismo. “Un problema “che è sempre esistito ma che ora è solo più visibile. Molti genitori delegano alla scuola la questione piuttosto che accorgersi di quanto sia fondamentale l’attenzione della famiglia nella crescita degli adolescenti”.  Si arriverà a interrompere questo fenomeno “solo quando ognuno di noi si assumerà le proprie responsabilità”. “Le istituzioni – sostiene Vaccari – sono il primo atto di bullismo che dovremmo iniziare a combattere. Dal 1994 in poi, quando abbiamo eletto un bullo come presidente del Consiglio, abbiamo scelto il bullismo come modello di riferimento che prende in giro i secchioni e li ghettizza”. L’unica via è secondo lo scrittore di Genova “disinnescare questa competizione, ripristinare e valorizzare la collaborazione fra gli individui, come se vivessimo nei villaggi e in piccole comunità”. 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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