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Una malattia virale che colpisce la manioca rischia di far diminuire la produzione del 90%, con conseguenze catastrofiche sulla sicurezza alimentare dell’Africa. A lanciare l’allarme sulla sorte di una pianta strategica per il continente è un gruppo di ricercatori africani riuniti ad Abidjan per condividere informazioni e soluzioni nella lotta alla malattia nota come “scanalatura marrone” della manioca.

L’Africa è il più grande produttore mondiale di manioca (57%), pianta tuberosa che rappresenta uno degli alimenti di base per almeno 250 milioni di persone, consumata come terza fonte di carboidrati. Nella sola Nigeria, paese più popoloso del continente con 186 milioni di abitanti, l’80% della gente dipende della manioca per la sua alimentazione quotidiana.

In Africa occidentale la manioca è già colpita da una patologia nota come “mosaico africano“, che può causare una perdita di produttività del 40 al 70%. La malattia più recente della “scanalatura marrone”, soprannominata l’Ebola della manioca, sta invece colpendo pesantemente le colture dell’Africa dell’est e da poco anche dell’Africa centrale. “I governi sono chiamati ad istituire un sistema di allerta precoce e a trovare una strategia per arginare questa malattia. Ad esempio con l’introduzione di controlli fitosanitari ai confini”, ha dichiarato Justin Pita, direttore esecutivo del programma West African Virus Epidemiology (WAVE), in prima linea nella lotta alle malattie virali della manioca. 

Pur essendo un alimento di base, cruciale per la sicurezza alimentare di numerosi paesi africani, finora la ricerca scientifica non sta dedicando studi approfonditi alle malattie virali che stanno già decimando i campi di manioca. Grazie ad un finanziamento triennale di 255 milioni di euro, erogato dalla Fondazione Bill e Melinda Gates a sostegno dei paesi africani ed asiatici confrontati ai cambiamenti climatici, il programma WAVE concentrerà parte delle sue attività alla ricerca di soluzioni alle malattie virali della manioca e della patata dolce. Inoltre tra il 2018 e il 2020 verranno selezionati nuovi semi di riso, granoturco e fagioli più resistenti a siccità, caldo e parassiti.

“C’è un grave deficit nella sorveglianza di malattie emergenti e devastatrici in Africa. Il programma WAVE sta risvegliando le coscienze e c’è un principio di consapevolezza”, ha sottolineato il ministro ivoriano della ricerca scientifica, Ramata Ly-Bakayoko. Dalla riunione di Abidjan è venuta fuori l’urgenza di collaborare tra paesi africani per sconfiggere queste nuove minacce alla sicurezza alimentare, facendo lavorare in rete ricercatori in patologie virali ed esperti in selezione di varietà di semi.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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