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Vita, morte, miracoli, resurrezione

sepolcroI morti non risorgono. I miracoli non esistono. In nessun ambito delle conoscenze umane si dà credito a nulla del genere. Per sincerarsene basta consultare una buona enciclopedia. Naturalmente ognuno resta poi pur sempre liberissimo, almeno privatamente e a titolo personale, di coltivare le credenze che preferisce.

E che dire di Gesù? Miracoli e resurrezioni a parte, è un personaggio storico? Gli studiosi di simili problemi sembrano essere, com’è forse inevitabile, in gran parte credenti, ma nulla impedisce di principio a chi sia intellettualmente onesto di separare le conoscenze storiografiche dalle proprie opinioni in materia di religione. Eppure, quando da profani si tenta di fare un bilancio delle valutazioni prevalenti in seno alla comunità scientifica di riferimento, sorgono spesso delle perplessità. Una decina d’anni fa ad esempio ebbe una certa diffusione e suscitò un qualche dibattito il libro intervista di Corrado Augias a Mauro Pesce, Inchiesta su Gesù. Ebbene, quest’ultimo, uno dei maggiori storici italiani delle origini cristiane, da un lato premetteva di voler fare un lavoro rigoroso e indipendente da presupposti di fede (tanto che, proprio per questo, il libro fu accusato di eccedere in scetticismo da parte di padre Cantalamessa e di padre Teobaldo Ricci, di don De Rosa e di mons. Ravasi), dall’altro dava però credito alle facoltà taumaturgiche di Gesù e a vari eventi soprannaturali attestati dai Vangeli (ovvero a presunti fenomeni di un genere mai accertato e dunque inaccettabile per qualunque ramo del sapere).

Per converso va sottolineato che la tesi mitista, che sosteneva l’assoluta inesistenza storica di Gesù, non gode oggi di alcun seguito in ambito accademico. Nonostante le prime testimonianze esterne sul mondo cristiano (come gli accenni del Talmud, o di Giuseppe Flavio, Plinio il Giovane, Svetonio e Tacito) siano tarde, vaghe, incerte e talora interpolate, appare antieconomico e puramente speculativo cercare di fare storia sull’improbabile presupposto dell’irrealtà di Gesù. Così si procede tentando di figurarsi le vicende delle comunità cristiane più antiche sulla mera scorta delle poche lettere di Paolo di Tarso ancora ritenute autentiche, non prima di averle ripulite dai contenuti più inverosimili. Dietro di loro si cerca di scorgere una continuità con le dottrine e la vita stessa del presunto fondatore, che a loro volta possono essere ricostruite solo sulla base di racconti biografici, come i Vangeli, eccezionalmente numerosi ma ancor più tardi e più ricchi di contraddizioni, assurdità e manipolazioni delle lettere paoline. Dopo questa faticosa scrematura, quanto ci resta? Chi è il Gesù storicamente credibile? È un predicatore ebreo che fu crocifisso sotto Ponzio Pilato. Non molto di più. E accertarsene è alla portata di tutti.

 

In questi mesi i due maggiori quotidiani del Paese si sfidano offrendo ai lettori i tomi di due imprese enciclopediche. Il “Corriere della Sera” distribuisce la Storia diretta da Barbero, la “Repubblica” ripropone l’Enciclopedia diretta da Eco. Recandosi in edicola e pagando il prezzo di un biglietto del cinema, chiunque può portarsi a casa il dodicesimo volume della prima opera e immergersi nella lettura del capitolo intitolato “La nascita del cristianesimo”, scritto da Michel-Yves Perrin; oppure può far suo l’undicesimo volume dell’altra grande opera e leggervi il saggio su “Il cristianesimo” di Enrico Norelli.

Ora, Perrin dichiara senza mezzi termini che la “documentazione storica su Gesù consiste essenzialmente in una ricca letteratura elaborata da autori che si rivendicavano come suoi discepoli”; che, per quel che riguarda i Vangeli, “il criterio di canonicità non ha alcun valore per lo storico”, mentre le “discordanze, oscurità o aporie hanno suscitato, fin dalla fine del II secolo, l’interesse dei polemisti anticristiani e la reazione dei letterati cristiani”; e che tentare di estrarre le parole di Gesù dai detti “a lui attribuiti, cercando di separare l’autentico dall’apocrifo, è impresa quanto mai ardua e spesso disperata: molti esegeti, cristiani e non, hanno finito per rinunciarvi”; per cui “in definitiva, ogni storia delle origini cristiane si colloca sotto il segno del provvisorio e del probabile”. Norelli afferma invece che Gesù è un “piccolo artigiano” o “contadino” che “svolge attività di carismatico itinerante” per poi essere “condannato come pretendente messianico e dunque come ribelle all’autorità romana” e crocifisso attorno al 30 d.C. in Giudea; riconosce ci possano essere legittimi dubbi su quali tra le prime testimonianze possano essere ritenute autentiche e anche su quale fosse l’annunzio originario di Gesù; mentre dichiara falsi altri tratti tradizionalmente attribuitigli: la nascita a Betlemme, la fondazione consapevole di una nuova religione, l’accreditarsi come “cristiano” e come “Signore” o “salvatore”, il proposito di convertire i gentili, la promessa di resurrezione dopo la propria morte.

Che dire? Un cartello miscredente ai danni della concorrenza e del pluralismo? Un complotto massonico in spregio alla devozione religiosa? Niente paura, il nostro ipotetico uomo della strada troverà senza sforzo personaggi ben diversi ma accreditati, persino dalle istituzioni pubbliche, come autorevoli esperti della materia. Che si rivolga all’insegnamento religioso così come viene impartito nella scuola pubblica, alla televisione pubblica o a gran parte degli altri principali mezzi di comunicazione di massa, si imbatterà quotidianamente in resoconti di tutt’altro tenore. Con buona pace della di ogni distinzione tra fede e sapere.

Andrea Atzeni

 

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