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Vivere senza petrolio

Articolo di Maurizio Ricci (Repubblica 10.10.14)

“”Per non “friggere” il Pianeta bisogna rinunciare ai combustibili fossili MAIIRQIORKa sto, l’Europa non vrà più centrali elettriche. “Magari, non tuttequellecheci sono oggi saranno scorn – parse fra 10 anni — precisano ad una delle più grandi banche globali, la svizzera Ubs — ma scommettiamo che non saranno sostituite». E, forse, non ci saranno più, o saranno molti di meno, i distributori di benzina D mondo dell’energia, come lo conosciamo, sta galleggiando su un gigantesco sommovimento. Avvertirlo oggi, nel tripudio per il boom dei nuovi metodi di trivellazione di shale oil o shale gas, non è facile. Ma i progressi della tecnologia che, da un lato, esaltano il futuro di gas e petrolio, dall’altro promettono di affondarlo. E l’inesorabileticchetNel mondo dell’energia il vento sta cambiando E c’è chi volta le spalle a “Big Oil”: dalle banche ai consumatori, fino ai mattoncini della Lego tio dell’effetto serra rischia di oscurarlo in un colpo. Gente dal naso fino avverte il cambio del vento. Gli analisti delle grandi banche — da Ubs a Barclays, da Citigroup a Hsbc, fino ai cervelloni della consulenza McKinsey —maanchei superesperti internazionali della lea ( Ocse ), i grandi investitori alla Rockefeller, fino ai grandi consumatori, tipo il gigante dei supermercati Wal-mart, sodali e amici da sempre di BigOil, ora ostentano freddezza, si tirano indietro: i Rockefeller non investono più nel petrolio, Walmart annuncia il passaggio dei suoi supermercati al 100 per cento di solare. Persino la Lego abbandona la nave e rinuncia alla storica presenza ( dagli anni ’60) sui “mattoncini” del logo della Shell per aderire a una campagna di Greenpeace contro le trivellazioni nell’Artico. L’incubo, per i grandi dell’energia, comincia con i negoziati per il clima. Nelle stanze in cui si svolgonoleinterminabili trattative sulla lotta all’effetto serra, c’è, infatti, un elefantec he, finora, Big Oil e riuscito a tenere nascosto, ma che non può restare invisibile per sempre. Se, infatti, la temperatura media del pianeta non deve salire più di 2 gradi entro il 2050, pena catastrofe, come tutti dicono, bisogna ridurre le emissioni di coi, ma, per ridurre le emissioni, itrequartidelleriserve di petrolio che oggi ci sono sottoterra, devono restarci. Gli scienziati dell’Ipcc, nell’ultimo rapporto Onu, sono chiari: se quelle riserve vengono estratte e bruciate, nelle auto o nelle centrali, il mondo è destinato a friggere. I soliti scienziati visionari, creduloni, *** malati di ecologismo? Niente affatto. Gli esperti della Iea, l’Agenzia internazionale dell’energia, filiazione dell’Ocse, l’organizzazione dei paesi industrializzati cioè tecnici che vivono quotidianamente gomi to a gomito con gli uomini di Big Oil, arrivano a conclusioni poco diverse: per centrare l’obiettivo dei 2 gradi, bisogna rinunciareadusarealmenoi166per cento delle riserve di petrolio, carbone, metano. Gli analisti che hannofattodicontodiconochesono 28 mila miliardi di dollari di patrimonio che svaniscono. Quasi 20 mila solo per il petrolio. Finanziariamente, una catastrofe che, nei quartier generali dei grandi del petrolio, conta assai di più del riscaldamento del Pianeta. Infatti, Down eShell, adesempio, hanno già detto ai loro azionisti che questa storia dei 2 gradi è fin troppo pompata e, comunque, il mondo di petrolio non pub fare a meno. E hanno prodotto i loro numeri. Secondo la Exxon, nel 2040 la domanda di energia sarà soddisfatta peri175 percentodagas, petrolio e carbone, con le rinnovabili confinate al 5 per cento. Per la Shell, i combustibili fossili forniranno il 66 per cento dell’energia Presto, dunque, bisognerà scegliere fra i numeri di Big Oil e quelli degli scienziati. Ci avviamo ad uno scontro epocale fra capitali-smoedecologia Inqualche modo, peraltro, lo scontro è già in corso. Le grandi compagnie petrolifere hanno avuto l’occasione di salire sul treno delle rinnovabili, ma se ne sono tenute lontane o l’hanno abbandonato in fretta. Al contrario, nel mondo, fra il 2030e112008, l’investimento in combustibili fossili, nonostante le polemiche, è Petrolio: produzione • investimenti di Big Oil 300 •• , 16.1 250 ó 150 c 100 E produzione i .

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