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I referendum su voucher e appalti si terranno domenica 28 maggio. Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto e la Cgil si prepara alla “sfida”, mentre la Camera continua a lavorare su un testo di modifica alla normativa in vigore. Le opposizioni bocciano la proposta di legge adottata dalla Commissione Lavoro e preparano gli emendamenti che potranno essere presentati fino alle ore 16 del 15 marzo. 

Sinistra divisa sui buoni lavoro

Ma intanto è polemica tra le fila della sinistra italiana. Parte all’attacco dei precedenti governi di centrosinistra l’ex premier Matteo Renzi che, secondo un retroscena di  Repubblica, avrebbe affermato in privato che “i voucher non sono stati una mia invenzione, non c’entrano niente col Jobs Act. Sono stati un’invenzione dei precedenti governi di centrosisnistra sostenuti da quelli che ora vorrebbero cancellare i buoni”. Renzi ha intravisto l’agguato dietro l’angolo. La consultazione per la quale la Cgil è in piena campagna già da tempo si è trasformata in una formidabile arma nelle mani degli scissionisti bersaniani. “Meno male che gli ex compagni di Mdp dovevano essere l’elemento stabilizzatore del governo Gentiloni” sorride amaro Renzi in queste ore: “Sono nati due settimane fa e già hanno preso le distanze su missioni all’estero strategiche, usciranno dall’aula al primo voto di sfiducia contro un ministro e presentano una loro mozione per farlo dimettere”. I temi del lavoro hanno pian piano catalizzato, sotto traccia, interessi politici convergenti. E ora rischiano di coalizzare una nuova “santa alleanza” anti renziana con chances di successo analoghe alla precedente.

Ichino: la sinistra è contro le riforme che semplificano il lavoro

A schierarsi a favore dei voucher il senatore del Pd Pietro Ichino, docente universitario di Diritto del lavoro che dalle pagine del Corriere della Sera fa sapere che il lavoro retribuito con i voucher rappresenta una frazione molto sotto l’1%: “Mi sembra arduo – precisa –  parlare di una diffusione abnorme di fronte a queste cifre. Logica vorrebbe che prima di abolire o riscrivere da cima a fondo le norme si studiasse il mercato del lavoro”. La sinistra che vuole l’abolizione dello strumento è la stessa che è “contraria all’orientamento di quasi tutta la nostra legislazione del lavoro dell’ultimo ventennio. I buoni lavoro semplificano al massimo le cose là dove le complicazioni burocratiche e giuridiche impedirebbero la costituzione di un rapporto regolare”. 

Epifani: buoni usati contro ogni logica, bisogna intervenire

Contrario ai voucher è invece Guglielmo Epifani, sindacalista e politico, segretario generale della Cgil dal 2002 al 2013 e oggi tra i fondatori di Mdp (Movimento democratici progressisti). “Sui voucher bisogna intervenire – spiega al Corriere Epifani -. C’è stata una crescita esponenziale dei buoni, usati contro ogni logica, perfino da imprese strutturate con 500-1000 dipendenti e in settori come turismo e agricoltura, dove non fanno emergere il lavoro nero ma piuttosto sostituiscono rapporti di lavoro che dovrebbero essere regolati col contratto. La cosa migliore è limitarli solo alle famiglie. Il testo della commissione prevede che possano ricorrere ai voucher anche le imprese senza dipendenti, che in Italia sono il 60%”.  

Cassese: “argomenti troppo specifici c’è il rischio di manipolazioni”

Dalle pagine del Messaggero il giurista Sabino Cassese avverte: “L’abuso delle consultazioni popolari mina la democrazia rappresentativa e chiamare i cittadini alle urne su argomenti così specifici si presta a manipolazioni”. Per quanto riguarda le norme sui voucher Cassese dice: “Non è indispensabile cancellare del tutto lo strumento dei bonus: bastano modifiche profonde e incisive”. 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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