TwitterFacebookGoogle+

Watergate e Russiagate, Nixon e Trump a confronto

Il licenziamento in tronco del direttore dell’Fbi, James Comey, da parte di Donald Trump continua a evocare lo scandalo del Watergate che nel 1974 costrinse alle dimissioni l’allora presidente americano, Richard Nixon. La stampa si è scatenata, richiamando alla memoria similitudini con il terremoto che, iniziato con la scoperta nel 1972 di un’intrusione nel quartier generale dei Democratici a Washington, portò due anni più tardi il presidente a lasciare la Casa Bianca. 

 

FUN FACT: President Nixon never fired the Director of the FBI #FBIDirector #notNixonian pic.twitter.com/PatArKOZlk

— RichardNixonLibrary (@NixonLibrary) 9 maggio 2017

 

Ieri e oggi: Il ‘massacro del sabato sera’ 1973 e il licenziamento di Comey

La più forte somiglianza è con il “massacro del sabato sera”, quel 20 ottobre 1973 quando Nixon ordinò al procuratore generale Elliot Richardson di licenziare il procuratore speciale Archibald Cox che stava indagando sull’intrusione nel quartier generale dei Democratici al Watergate. Richardson si rifiutò, così come si rifiutò il suo vice William Ruckelshaus, ed entrambi rassegnarono le dimissioni. Fu il terzo in linea di comando, il procuratore generale Robert H.Bork, a prendersi l’incarico, sostenendo che l’allora presidente Repubblicano avrebbe buttato giù tutto il Bureau finché non avesse trovato qualcuno che lo facesse.

Il 9 maggio Donald Trump ha licenziato James Comey, il capo dell’Fbi scelto da Barack Obama nel 2013 e riconfermato dallo stesso Trump. Nella lettera di licenziamento si rimanda la decisione alla considerazione del dipartimento di Giustizia, secondo cui Comey “non è in grado di guidare efficacemente il Bureau”. Per il ministro della Giustizia Jeff Sessions – autoesclusosi da tutte le indagini sulla Russia dopo che erano venute alla luce i suoi incontri con l’ambasciatore russo Serghiei Kisliak nel 2016 – “il direttore dell’Fbi deve essere qualcuno che segue fedelmente le regole e i principi del dipartimento e che costituisca il giusto esempio per i suoi funzionari”. 

L’indagine sulle mail di Hillary Clinton (e il Russiagate)

Su Comey pesa la gestione delle indagini sulle mail di Hillary Clinton, gestione che la stessa candidata Democratica ha più volte indicato come la causa della sua sconfitta, ma che invece ha aiutato l’avversario Repubblicano. Trump, ancora più netto, ai giornalisti ha detto che “lavorava male”. Comey però stava anche indagando sul Russiagate, ovvero sulle possibili collusioni tra lo staff del presidente Trump e Mosca durante le presidenziali. E a quanto si è scoperto, poco prima di essere licenziato, aveva chiesto nuove risorse per il caso. 

Le ‘fatiche’ dei portavoce presidenziali, Ziegler e Spicer

All’epoca della presidenza Nixon alle prese con lo scandalo Watergate, non ebbe vita facile il portavoce della Casa Bianca, Ronald Ziegler, diventato famoso per i suoi incontri con la stampa durante i quali cambiava costantemente versione sul coinvolgimento dei funzionari dell’amministrazione. Arrivò a dire che quello che aveva detto precedentemente era “inutilizzabile”.

Non va certo meglio a Sean Spicer, l’attuale portavoce di Donald Trump, che deve barcamenarsi tra la cascata di tweet del presidente e le sue dichiarazioni imprecise. Quando martedì notte è stato reso pubblico il licenziamento di Comey, il Washington Post ha riferito che Spicer, sotto pressione dai giornalisti, è arrivato a chiedere di spegnere le telecamere mentre provava spiegare quello che stava succedendo. 

Le campagne sporche delle squadre Repubblicane (1972-2016)

In vista delle presidenziali del 1972, la squadra di Nixon mise in atto una campagna sporca nei confronti di diversi candidati Democratici, usando giovani operativi che seguivano le famiglie dei candidati, raccoglievano materiale per dossier personali sulle loro vite, distribuendoli con l’intestazione degli stessi candidati, passavano materiale falso alla stampa, si impossessavano di materiale confidenziale e indagavano su decine di collaboratori dei Democratici. Non è stato mai provato però che Nixon fosse stato messo a conoscenza.

La campagna presidenziale di Trump ha beneficiato di un piano russo per destabilizzare le elezioni Usa, come l’hackeraggio delle mail dei dirigenti del Comitato Nazionale Democratico passate a Wikileaks e messe online per settimane prima del voto. Ma, non è stato mai provato che Trump fosse a conoscenza di legami tra i suoi collaboratori ed esponenti del governo russo o agenti segreti di Mosca.

Nessun procuratore speciale per il Russiagate

Nixon fu costretto a incaricare un procuratore speciale – prima Cox e poi Leon Jaworski – per indagare sul Watergate dal momento che il dipartimento di Giustizia era troppo politicizzato per poter portare avanti una simile inchiesta sul presidente che aveva nominato i suoi vertici. 

Diversa oggi, invece, la situazione: non è stato (ancora) nominato un procuratore speciale che indaghi sul Russiagate. Né il presidente, né il ministro della Giustizia, Jeff Sessions, hanno finora accolto la richiesta fatta più e più volte dai Democratici. Lo stesso Sessions si è autoescluso dall’inchiesta a causa dei suoi rapporti con l’ambasciatore russo che non aveva reso noti durante la sua audizione di conferma al Senato. L’incarico a un procuratore speciale dovrebbe quindi arrivare dal vice ministro, Rod Rosenstein, che però ha appoggiato il licenziamento di Comey.

1973 vs 2017, stavolta il Congresso è in mano ai Repubblicani

I Democratici invocano da tempo un’indagine approfondita sul Russiagate ma non controllano né la Casa Bianca né tantomeno il Congresso, saldamente in mano ai Repubblicani. Tuttavia, la commissione Intelligence al Senato, sotto la guida di Richard Burr, sta portando avanti un’inchiesta sulla campagna di Trump e l’hackeraggio russo, mentre alla Camera gli accertamenti sono in una fase di stallo.

Nixon invece, nel 1973, doveva confrontarsi con un Congresso in mano ai Democratici. Al Senato, chiesero l’istituzione di una commissione che indagasse sulle attività della campagna presidenziale, sulle accuse di giochi sporchi e sulle connessioni della Casa Bianca con l’intrusione al Watergate. Dopo il ‘massacro del sabato sera’, le prospettive di impeachment per Nixon aumentarono e nell’estate 1974 la commissione Giuridica della Camera arrivò a formulare due accuse.
 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.