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Wikileaks, 10 anni vissuti pericolosamente sul web

Roma – Dieci anni di rivelazioni, accuse, rischi corsi o drammaticamente concretizzati: Wikileaks, che registrò il suo dominio il 4 ottobre 2006, festeggia questo compleanno con il suo fondatore e massimo esponente, l’hacker e matematico australiano Julian Assange, ancora rinchiuso nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra. Creata insieme a un gruppo di giornalisti e attivisti per i diritti umani europei e americani come baluardo della trasparenza e della lotta alla corruzione, questa nave corsara del web in un decennio ha attraversato oceani di rivelazioni scomode che hanno cambiato il concetto di scoop dei media tradizionali e lanciato una sfida ai potenti e ai governi di mezzo mondo. Primo fra tutti, quello americano.

Le accuse lanciate a quello che è divenuto un vero ‘marchio’ dell’informazione alternativa sono state “intelligenza col nemico”, scorrettezza giornalistica, fino all’attentato alla sicurezza dello Stato. Il primo caso era scoppiato nel 2007, a nemmeno un anno dalla nascita di Wikileaks, quando furono pubblicate documenti che andavano dagli equipaggiamenti della guerra in Afghanistan alla corruzione in Kenya.

Da lì è stata una serie incessante di centinaia di migliaia di segreti militari, cablogrammi diplomatici e documenti riservati spiattellati in rete con grande imbarazzo delle istituzioni e dei personaggi coinvolti. Nel 2010 Assange viene accusato in Svezia di stupro da due donne che avevano ritrattato e poi riconfermato: per questo la procura del Paese scandivano ha emesso un mandato d’arresto che molti ritengono sia strumentale alla sua estradizione verso gli Stati Uniti dove rischia la pena di morte per spionaggio. Assange definisce tutto una montatura (i rapporti erano consensuali) e, dopo una lunga fuga, nel 2012 si rifugia nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra.

Wikileaks è nato come sito per ospitare i ‘leaks’, le fughe di notizie, senza una sede fisica (il server è in Islanda), ma non ha niente a che fare con Wikipedia con cui condivide solo il principio di luogo in cui tutti possono portare un contributo. Gli informatori possono ‘caricarè i documenti su un contenitore protetto da un sistema potentissimo di cifratura. Un team di volontari organizza e pubblica queste notizie garantendo la segretezza e la sicurezza delle fonti, mentre un gruppo di hacker si occupa della sicurezza del sito e di chi lo contatta.

Negli ultimi anni, Assange ha ricevuto critiche dai suoi stessi sostenitori per il suo protagonismo e per la disinvoltura con cui ha sacrificato alcune fonti come Chelsea Manning, il soldato americano transgender che gli aveva passato 700.000 documenti diplomatici e che ora rischia 35 anni di carcere negli usa. (AGI) 

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