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Xi Jinping eletto leader perenne della Cina. Il ruolo del vicepresidente Wang Qishan

Il presidente cinese, Xi Jinping, completa l’opera di consolidamento del suo potere al vertice delle istituzioni della Cina, confermandosi come il leader più potente degli ultimi decenni di storia del Paese asiatico. Xi è stato rieletto all’unanimità nella carica di presidente della Repubblica Popolare Cinese e di presidente della Commissione militare centrale, l’organo decisionale delle forze armate, dall’Assemblea nazionale del popolo, il parlamento cinese. Con la doppia elezione di oggi, Xi riunisce in sé le tre cariche più importanti in Cina, ovvero quella di segretario generale del Partito comunista cinese, ottenuta nell’ottobre scorso, al termine del diciannovesimo congresso del partito, di presidente della Repubblica popolare cinese e di presidente della Commissione militare centrale.

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Il voto di oggi dà il via al secondo mandato quinquennale di Xi da presidente, che potrebbe non essere l’ultimo, dopo l’eliminazione del vincolo costituzionale del doppio mandato per il presidente e per il vice presidente cinese, decisa l’11 marzo scorso dall’Assemblea nazionale del popolo, il parlamento cinese.

Nel voto di oggi è stato eletto vice presidente della Repubblica Wang Qishan, fido alleato di Xi ed ex capo della Commissione centrale per l’Ispezione disciplinare, che tra il 2012 e il 2017 ha punito centinaia di migliaia di funzionari del Pcc per “gravi violazioni disciplinari”, la formula dietro la quale si cela il reato di corruzione. Wang, è stato eletto con 2969 voti a favore e uno solo contrario: Wang prende il posto di Li Yuanchao, che negli scorsi cinque anni ha mantenuto un basso profilo e a ottobre scorso, nonostante non avesse superato il limite di età dei 68 anni, era stato escluso dalla lista dei membri del Comitato Centrale del partito, lasciando intendere un suo prepensionamento dalla carica, vista come largamente cerimoniale, di vice presidente della Repubblica popolare cinese. 

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Anche Wang Qishan era rimasto escluso dalla lista dei membri dell’organo direttivo del partito composto da circa quattrocento membri. Wang, 69 anni, è stato “ripescato” tra i delegati dell’Assemblea nazionale per la provincia interna dello Hunan a gennaio scorso, una mossa che lasciava intravedere un ritorno sulla scena politica per l’alleato di Xi, generalmente considerato una delle menti più brillanti tra i politici cinesi.

Difficilmente Wang si accontenterà di un ruolo puramente cerimoniale, e tra i suoi compiti potrebbe esserci anche quello di gestire l’agenda di politica internazionale della Cina, con particolare attenzione al rapporto con gli Stati Unti, segnato oggi da forti tensioni sul piano del commercio. 

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Dopo il voto dell’Assemblea, Xi ha prestato giuramento sulla Costituzione cinese, prima volta in assoluto di un presidente cinese al momento dell’elezione. Il giuramento al momento di assumere un incarico pubblico è previsto per tutti i funzionari pubblici cinesi in base all’emendamento alla Costituzione approvato domenica scorsa dall’Assemblea. “Mi impegno a essere leale al Paese e al popolo, di essere devoto e onesto nel mio dovere, di accettare la supervisione del popolo e di lavorare per un grande e moderno Paese socialista, che si prospera, forte, democratica, culturalmente avanzata, armoniosa e bella”, ha promesso Xi, secondo la formula del giuramento pubblicata dall’agenzia Xinhua. Tra i primi a congratularsi  per la rielezione al vertice dello Stato in Cina, è stato il presidente russo, Vladimir Putin, alla vigilia delle elezioni, che ha inviato un messaggio a Xi, dichiarando che sarà “molto felice” di avere nuovi incontri con lui in futuro.

Nel voto di oggi è stato scelto all’unanimità anche Li Zhanshu, membro del Comitato permanente del politburo, il vertice decisionale del Pcc dove siede lo stesso Xi, come presidente dell’Assemblea. Li occupava la carica di capo dell’Ufficio Generale del Pcc, ed è uno di più fidati consiglieri del presidente cinese. Nella giornata di oggi è stato approvato anche il piano di ristrutturazione del Consiglio di Stato, che elimina alcuni ministeri e commissioni governative e che tra i suoi esiti più significativi ha l’accorpamento in un unico ente delle authority dei settori bancario e assicurativo (China Banking Regulatory Commission e China Insurance Regulatory Commission) e il sostanziale depotenziamento della Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme, l’agenzia di pianificazione economica del governo, che vedrà diverse sue funzioni passare ad altri enti del governo cinese.

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Per domani è attesa l’elezione del primo ministro, con la prevista riconferma di Li Keqiang alla guida del Consiglio di Stato, il governo cinese, più l’elezione dei vice presidenti della Commissione militare centrale e del presidente della Commissione di supervisione nazionale, per cui viene fatto nome di Zhao Leji, attuale capo della Commissione centrale di ispezione disciplinare. Per il giorno successivo sono previste le nomine dei ministri. Il nome più atteso è quello di Liu He, il principale consigliere economico di Xi, inviato al World Economic Forum di Davos a gennaio scorso per ribadire l’impegno a favore della globalizzazione da parte della Cina, già pronunciato lo scorso anno dallo stesso Xi dallo stesso palco. Liu è poi stato a Washington a fine febbraio, per scongiurare il rischio di una guerra commerciale, che ora la stampa di Pechino vede come sempre più probabile, soprattutto nel caso in cui l’amministrazione guidata da Donald Trump decida di varare dazi sulle importazioni di merci provenienti dalla Cina per un valore complessivo di sessanta miliardi di dollari. 

Liu, 66 anni, eletto a ottobre scorso tra i membri del Politburo, l’organo composto di 25 dirigenti del partito, viene dato come probabile vice premier, o come possibile governatore della banca centrale cinese, la People’s Bank of China, dopo il lungo regno di Zhou Xiaochuan, al timone dell’istituto che regola la politica monetaria dalla fine del 2002. Per la banca centrale l’altro nome che viene dato in ascesa è quello di Guo Shuqing, fino a oggi a capo dell’authority che regola il settore bancario, la China Banking Regulatory Commission, destinata a forti cambiamenti dopo il piano di ristrutturazione del governo approvato oggi. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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