TwitterFacebookGoogle+

Yahweh, il dio della Bibbia degli invasori Hyksos-ebrei

12782283_10206920070734390_664912118_n[1]Esodo 32, 1-8: Il popolo, vedendo che Mosè tardava a scendere dalla montagna, si affollò intorno ad Aronne e gli disse: “Facci un dio che cammini alla nostra testa, perché a quel Mosè, l’uomo che ci ha fatti uscire dal paese d’Egitto, non sappiamo che cosa sia accaduto”.Aronne rispose loro: “Togliete i pendenti d’oro che hanno agli orecchi le vostre mogli e le vostre figlie e portateli a me”. Tutto il popolo tolse i pendenti che ciascuno aveva agli orecchi e li portò ad Aronne. Egli li ricevette dalle loro mani e li fece fondere in una forma e ne ottenne un vitello di metallo fuso. Allora dissero: “Ecco il tuo Dio, o Israele, colui che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto!”.

Aronne fu il primo sacerdote degli ebrei e fratello di Mosè, ben sapeva quindi che il dio Yahweh era un vitello, tanto che ne fece una statua d’oro. Ma perché Mosè lo distrusse? Il motivo risiede nel fatto che il nuovo culto di Yahweh era stato rimodulato dal dio degli Hyksos Ba’al e questo non si doveva sapere, quindi inserirono nei comandamenti il divieto di raffigurarlo.

27 Novembre 1922: Howard Carter, illustre archeologo ed egittologo britannico, rinviene la tomba del faraone Tutankhamon. Cinque mesi dopo la scoperta della tomba Lord Carnarvon, finanziatore dell’impresa, muore per colpa di una puntura di zanzara su una guancia, seguito subito dopo dal fratellastro Aubrey Herbert, morto inspiegabilmente a seguito di una estrazione dentale.

La stessa sorte toccherà ancora nel 1923 all’archeologo canadese La Fleur, che aiutò Carter nei suoi lavori, morto a causa di una misteriosa malattia; seguito da George Jay Gould, intimo amico del conte di Carnarvon, morto sempre nel 1923 a causa di una strana infiammazione polmonare.

Nel 1924 toccò all’archeologa Evelyn White, anche lei collaboratrice di Carter, trovata impiccata per sospetto suicidio, seguita alcuni mesi dopo da Douglas Archibald Reed che svolse le radiografie alla mummia del faraone; nel 1926 la maledizione colpì Bernand Pyne Grenfell, papirologo consultato da Carnarvon per la traduzione dei testi egizi.

Nel 1929 muore il nobile Richard Bethell, collaboratore di Carter nel lavoro di catalogazione dei tesori di Tutankhamon.

Potremmo continuare con tante altre persone legate alla scoperta dei reperti del faraone che subirono lo stesso destino, come l’egittologo Arthur Cruttenden Mace, Lady Almina, moglie di Lord Carnarvon, il principe egiziano Alì Kemel Fahhmy Bey e suo fratello, entrambi morti assassinati, che si erano posti come potenziali acquirenti dei tesori del faraone; il fratellastro di Lord Carnarvon Mervyn Herbert, l’egittologo Artur Weigallm, anch’egli collaboratore di Carter durante i lavori di scavo e, purtroppo, molti altri ancora.

Tutte queste morti alimentarono la leggenda della “maledizione del faraone Tutankhamon”, avallata e sostenuta dagli organi internazionali d’informazione. Le cause delle morti delle sovracitate persone furono strettamente legate a dei documenti scomparsi attestati da una testimonianza di Lee Keedick, che assistette ad una discussione tra Carter e un altro funzionario inglese avvenuta nel 1924 all’ambasciata britannica del Cairo durante la quale il Carter minacciò di rivelare pubblicamente lo scottante contenuto dei documenti trovati nella tomba1. In un dispaccio telegrafico inviato da Arthur Merton il 30 novembre 1922 dove si leggeva: “… una delle scatole trovate nella tomba conteneva dei rotoli papiracei da cui ci si attende di ritrovare una grande mole di informazioni storiche”.

Una scatola di papiri misteriosamente scomparsa: Howard Carter non smentì mai le dichiarazioni di Lord Carnarvon sulla sua esistenza. Solo dopo la morte di quest’ultimo venne modificata la prima versione dei fatti che portò l’egittologo Alan Gardiner a sostenere di essere molto interessato a quei documenti che avrebbero potuto fare luce sul cambiamento di religione del faraone Akhenaton e che portò lo stesso Carter, durante una discussione, ad ammettere che il segreto nascondeva “la vera storia occultata d’Israele”. Alfred De Rothschild era padre della moglie del conte Carnarvon, lady Almina, e finanziatore dello squattrinato conte. Ovvio pensare che nel caso gli scottanti papiri della cassa 101 avessero potuto nuocere alla causa sionista.

La nostra storia parte da lontano, nel 1700 a.C., un popolo bellico e guerrafondaio, gli Hyksos, invasero l’Egitto dominandolo per tre secoli. Tra i primi Padri della Chiesa prevalse l’idea che gli Ebrei e gli Hyksos fossero la stessa popolazione, idea già presente, oltre che in Erodoto ed in Giuseppe Flavio, anche nel famoso storico Diodoro Siculo nella sua “Bibliotheca Historica” e nella “Aegyptiaca” dello storico egiziano Manetone, vissuto nel III secolo a.C.

Ed è soprattutto da Manetone che possiamo attingere un maggior numero d’informazioni intorno alla vera storia degli ebrei. Manetone era un alto sacerdote egizio e, in quanto tale, poteva aver accesso ad una vasta gamma d’informazioni e di documenti storici sicuri, come ad esempio gli elenchi e gli archivi dei faraoni.

Questo storico rinnegava la versione biblica dell’esodo ebraico ritenendolo al pari di una favola; sosteneva invece che gli archivi ufficiali dei faraoni, dai quali attingeva le sue notizie, raccontavano che gli ebrei, o Hyksos, furono volutamente espulsi dagli Egizi perché considerati al pari dei “lebbrosi”, oltre che malati, esclusivi, razzisti, xenofobi e “ribelli”.

Insomma tutte caratteristiche che gli Egiziani attribuivano ai conquistatori Hyksos.

In effetti entrambi i popoli, gli Hyksos e gli Ebrei, avevano origini comuni in quanto gli Ebrei provenivano dalla terra di Canaan (Palestina) e gli Hyksos, secondo gli studiosi, dall’area del Vicino Oriente (Canaan, Siria etc.).

Gli Hyksos erano adoratori del dio Ba’al, figlio del toro El e la sua consorte era Aserah, che in Egitto divenne Hathor, la vacca sacra. Dopo lotte intestine tra gli ebrei, adoratori di Ba’al e quelli che volevano sostituirlo con Yahweh, alla fine prevalse quest’ultimo che divenne il dio della Bibbia. La consorte di Ba’al, ovvero Aserah, divenne cosi la paredra di Yahweh. Recentemente è stata rinvenuta una iscrizione paleoebraica dell’ottavo secolo avanti Cristo nei pressi di Kuntillet ‘Ajrud dove si legge:

 

Ti benedico tramite Yahweh e tramite la sua Ašerah.

Iscrizione paleoebraica 

 

Dall’unione di Ba’al e della sua Aserah nacque Yahweh, il dio della Bibbia. Oltre all’etimologia, anche la paleografia ci dà nuove conferme a supporto delle nostre tesi. Difatti il dio fenicio Baal lo ritroviamo in un testo proveniente da Ugarit e risalente al quattordicesimo secolo avanti Cristo in Cat 1:19 – 1: 42-43 dove si legge:

 

Per sette anni possa Ba‘al essere assente,
per otto anni il Cavaliere delle Nubi!

CAT [1.19 – I: 42-43]

 

Come è possibile notare dalle tavolette ugaritiche, Baal è identificato con l’epiteto di “Cavaliere delle nubi”, lo stesso epiteto che, guarda caso, ritroviamo in Salmi 68: 5 attribuito al dio biblico Yahweh:

 

Šîrû l-ē’lōhîm! Zammərû šəmô!
Sōllû lārō
kēb bā‘ărābôt!
Bəyāh šəmô
wə ‘iləzû lə
pānâw!
Cantate, o dèi! Inneggiate, o suoi cieli!
Spianate la strada al
Cavaliere delle Nubi
!
In
Yahweh
gioite
ed esultate dinanzi a lui!

Salmi [LXVIII: 5]

 

Il figlio di Baal e della sua moglie-sorellastra si chiamasse Yaw/Yam, nome che presenta una fortissima assonanza con il dio biblico Yahweh, ed anche in questo caso la prova ci viene da un frammento di un vasto poema dedicato al “mito di Baal”, restituitoci dagli scavi archeologici effettuati a partire dal 1929 nella regione di Ugarit, prova che è stata addirittura ammessa da un prete, l’abate e biblista francese Henri Cazelles:

Se vogliamo trarre una conclusione – sottolinea Giovanni Garbini – dalle testimonianze extrabibliche relative a Yahvè, possiamo affermare che i testi ci mostrano una figura divina venerata nella regione siro-palestinese fin dall’inizio del II millennio a.C., sia da parte di sedentari sia da parte di nomadi; una figura divina connessa in qualche modo con il pantheon locale, ma non preminente; una figura divina, infine, la forma del cui nome presenta una singolare fluttuazione: Yah, Yaw, Yahvè” (“Storia e Ideologia nell’Israele antico”, Paideia, Brescia, 1986, pag. 87-88).

In questa iscrizione ritrovata a Kuntillet Ajrud si vede chiaramente l’immagine di Yahweh che allatta i suoi vitelli.

articolo de angelis

Le iscrizioni presentano una mescolanza degli alfabeti fenicio ed ebraico. Molte hanno carattere religioso e sono invocazioni a Yahweh, El e Baal. Due, in particolare, presentano le frasi “Yahweh di Samaria e la sua asherah” e “Yahweh di Teman e la sua asherah. In generale, gli specialisti concordano sul fatto che Yahweh è invocato in quanto dio nazionale di Samaria, capitale del regno di Israele, e di Teman, presso Edom, il che farebbe intendere che Yahweh avesse un tempio a lui dedicato in Samaria e pone la questione di una sua relazione con Kaus, il dio nazionale di Edom.

Con la scoperta di Ugarit la storia di Baal, da cui nacque Yahweh e degli Hyksos-ebrei invasori, iniziò a diffondersi, quindi bisognava prendere provvedimenti per cercare di delegittimare dalle loro azioni belliche gli ebrei guerrafondai che costruirono un dio a loro immagine e somiglianza. Come fare? Semplice sarebbe bastato sostenere che Yahweh e gli elohim della bibbia erano alieni, così le azioni belliche verso altri popoli, di cui narra l’A.T., sarebbero state da imputare ad un inesistente dio. Inoltre anche la chiesa si sarebbe salvata dall’aver indotto i credenti ad adorare un dio bellico e guerrafondaio di cui le persone stavano venendo a conoscenza. Per questo scopo la chiesa doveva aprire all’ipotesi extraterrestre, cosa che è avvenuta, mentre i mass media, controllati dalle potenti logge massoniche infiltrate al vaticano, iniziavano a supportare la favola del dio alieno, nonostante non ci sia un solo passo nell’A.T. che ne parli. Ecco che improvvisamente le nuvole diventano ufo, il ruach il rumore del motore di astronavi, che invece dell’antigravità ora sappiamo usare motori a reazione, ed il gioco è fatto. Spiacente ma il patto di non belligeranza tra ebrei e vaticano non passa. Abbiamo dimostrato nel libro Cristo il Romano che Gesù morì nel 68 d.C., e visto che Paolo di tarso, colonna del cristianesimo, disse:” Vana sarebbe la nostra fede se Gesù non fosse risorto”, decretiamo la fine del cristianesimo a distanza di 2000 anni. Ormai sono sempre più le persone che stanno leggendo il libro e la verità sta prepotentemente venendo a galla. Spiacente ma il progetto del Nuovo Ordine Mondiale di costruire una nuova religione non passerà, qualsiasi religione è sempre nata per supportare il potere ed è ormai improcrastinabile un cambiamento che ci tolga dalla dittatura dei banchieri sionisti che stanno prendendo il controllo di mezzo pianeta attraverso il controllo della moneta debito.

Alessandro De Angelis, scrittore, ricercatore di cristianesimo primitivo e di storia delle religioni.

1La testimonianza è riportata dallo scrittore Thomas Hoving nel suo libro del 1978 “Tutankhamon – The untold story”.

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.