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Yara: Bossetti urla la propria innocenza, in serata la sentenza

Milano – è la giornata piu’ lunga della vita di Massimo Bossetti, il 45enne accusato della morte di Yara Gambirasio. Dopo due anni e mezzo dall’arresto, si chiude oggi, dopo un anno, il processo davanti alla Corte d’Assise di Bergamo per il muratore di Mapello. La 45esima e ultima udienza si è aperta con le parole di Bossetti che ha letto un foglio scritto di suo pugno per urlare ancora una volta la propria innocenza: “Sarò anche stupido, un ignorantone, un cretino, ma non sono un assassino; questo sia chiaro a tutti”, ha affermato Bossetti che si è detto “convinto che la verita’ sull’omicidio debba essere portata alla luce. Vorrei incontrare i signori Gambirasio, anch’essi vittime di chi non ha ancora saputo trovare il vero colpevole o i veri colpevoli. Ripeto: sarò un ingenuo, ma non un assassino”.

Bossetti ha, quindi, chiesto la ripetizione dell’esame del Dna, per l’accusa la “prova regina” che dimostrerebbe la colpevolezza dell’imputato: “Quel Dna non è mio, vi imploro, ripetete il test”, ha detto Bossetti che in conclusione ha spiegato che accettera’ “il verdetto qualunque esso sia perchè pronunciato, ne sono convinto, in assoluta buona fede. Ma ricordatevi che se mi condannerete sara’ il piu’ grave errore giudiziario di questo secolo. Mi rendo conto che è molto difficile assolvere Bossetti, ma è molto piu’ difficile sapere di aver condannato un innocente”. Dopo le sue parole i giudici si sono ritirati in camera di consiglio. La sentenza è attesa in serata. (AGI) 

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