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Youtube raccoglie dati sui bambini per la pubblicità? Cosa denunciano i consumatori

YouTube raccoglierebbe dati sui bambini per traghettare meglio le pubblicità: è questa l’accusa presentata da una coalizione statunitense di 23 gruppi in difesa dei consumatori, della privacy e dei minori alla Federal Trade Commission americana (la Commissione federale per il commercio).

Secondo la coalizione, la piattaforma di condivisione video (di proprietà di Google) ha raccolto e tratto profitto dalle informazioni personali di bambini, sebbene l’accesso alla piattaforma sia formalmente consentito solo dai 13 anni in su.

Al contrario, sostengono le categorie, YouTube avrebbe dovuto ottenere il consenso dei genitori prima di raccogliere informazioni su bambini sotto i 13 anni, come richiesto da una legge federale, il Children’s Online Privacy Protection Act (Coppa) approvato nel 1998 dal Congresso americano ed entrato in vigore nel 2000. 

Consumer groups said YouTube failed to comply with a federal law that requires companies to obtain consent from parents before collecting data on children younger than 13 https://t.co/bfYUBUQAl7

— The New York Times (@nytimes) 9 aprile 2018

Come funziona

Secondo i termini di servizio di YouTube, i visitatori devono avere almeno 13 anni e accettare la sua policy sulla privacy e sulla raccolta di informazioni per l’invio di pubblicità e servizi mirati. I bambini più piccoli sono diretti su una app dedicata, YouTube Kids, che non permette inserzioni basate sugli interessi e remarketing. Il problema per le associazioni è che in realtà i bambini sotto i 13 anni userebbero comunque YouTube, nella sua versione per tutti, dato che è piena di contenuti per i più piccoli e di pubblicità a loro indirizzate. Non solo: per YouTube, al momento – osserva la Stampa – è quasi impossibile sapere con certezza quando un bambino sta utilizzando la piattaforma da solo, magari usando lo smartphone o il tablet dei genitori (e utilizzando quindi il loro account personale). Ed è proprio per questa ragione, come ha spiegato un portavoce, che il servizio di videostreaming non è considerato per bambini e che “sono state investite ingenti risorse nella creazione di YouTube Kids, un’alternativa pensata appositamente per i bambini” (ma non ancora disponibile in Italia).  

“YouTube Kids non basta”

Calcolatrice alla mano, sostengono i gruppi, negli Usa YouTube sarebbe usata dall’80 per cento dei bambini fra i 6 e i 12 anni. Per Jeff Chester, del Center for Digital Democracy, tra le organizzazioni firmatarie, Google “afferma nei suoi termini di servizio che YouTube è solo per chi ha tredici anni o più, mentre nel contempo attira i più piccoli con un parco giochi pieno di pubblicità”. 

La quantità di canali per bambini (alcuni dei quali, come ChuChu TV o LittleBabyBum, raggiungono 15 milioni di iscritti) reperibili su una piattaforma che non è considerata adatta ai minori di 13 anni è però una contraddizione che Google deve risolvere. La pensa così anche Josh Golin di CCFC (Campaign for a Commercial-Free Childhood): “Per anni Google ha abdicato alle sue responsabilità nei confronti dei più piccoli, affermando che YouTube – un sito pieno di cartoni, filastrocche per bambini e pubblicità di giocattoli – non fosse destinato ai minori di 13 anni. In questo modo, ha potuto targettizzare gli annunci rivolti agli utenti più giovani e ottenere immensi profitti”.

“Leggeremo l’esposto e valuteremo se possiamo fare miglioramenti”, ha dichiarato un portavoce di YouTube. “Poiché YouTube non è per bambini, abbiamo investito molto nella creazione della app YouTube Kids per offrire una alternativa progettata apposta per loro”.

Il cortocircuito

La richiesta delle associazioni, però, crea un cortocircuito: così come accade praticamente su tutti i social network – osserva Repubblica – Google raccoglie informazioni personali come localizzazione, dispositivi utilizzati, numeri di telefono e li usa per tracciare i baby utenti in giro per il web e per altri servizi. Profilandoli come fossero utenti adulti, senza ottenere in modo preventivo il consenso richiesto dal Coppa, il Children’s Online Privacy Protection. Ma come potrebbe mai Google chiedere il consenso ai genitori per un servizio che, formalmente, è vietato ai minori di 13 anni?

Un problema anche europeo

A breve il problema della soglia di età assumerà una sua concretezza anche in Europa con l’entrata in vigore del nuovo regolamento generale europeo per la protezione dei dati personali. “All’articolo 8 – si legge su Repubblica – prevede appunto la soglia di 16 anni per l’accesso a questo genere di piattaforme: sotto, occorrerà il consenso dei genitori con documenti o altri sistemi di identificazione. Tuttavia l’atteso provvedimento di Bruxelles lascia le porte aperte ai singoli Paesi per abbassare quel limite a 13 anni. Guarda caso armonizzandolo con quello statunitense. Ecco perché, fino all’entrata in vigore del cosiddetto Gdpr (General Data Protection Regulation) europeo ma anche oltre, ciò che succede oltreoceano è fondamentale anche per la sicurezza dei bambini alle prese con queste piattaforme in tutti i mercati in cui sono presenti: la famigerata soglia del 13 anni è infatti frutto del Coppa e, spesso in un Far West privo di regole, i colossi della rete non hanno fatto altro che applicarla anche altrove. In punto di diritto senza alcun tipo di valore”.
 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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