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Zimbabwe: rispunta killer Cecil, "non prendetevela con miei cari"

(AGI) – Minneapolis (Stati Uniti), 7 set. – Dopo quasi un mese e mezzo di “clandestinita’” per sottrarsi a possibili rappresaglie, si e’ rifatto vivo Walter James Palmer, il ricco dentista-cacciatore americano noto come il ‘killer di Cecil’, l’anziano esemplare maschio di leone da lui ucciso di frodo il 6 luglio scorso nello Zimbabwe. In un’intervista rilasciata a un quotidiano della sua citta’ adottiva, il ‘Minneapolis Star Tribune’, la prima concessa da quando e’scoppiato il caso, il 55enne Palmer ha difeso la famiglia, coinvolta suo malgrado nella vicenda, e ha annunciato il suo ritorno al lavoro. Palmer ha insistito sul fatto che il safari sarebbe stato perfettamente legale, malgrado l’arco e le frecce usati per abbattere le prede nel Paese africano siano proibiti. IL dentista Usa ha ribadito che nessuno del suo gruppo era al corrente dell’importanza di Cecil, quasi un simbolo del parco nazionale ‘Hwange’ dove viveva, amatissimo da turisti e appassionati di natura, e per di piu’ coinvolto in un programma di ricerca biologica condotto dall’Universita’ di Oxford: tanto che portava un collare con Gps per seguirne gli spostamenti. Di chi fosse il Re Leone non avrebbero saputo nulla ne’ lui, ne’ i suoi complici, Theo Bronkhorst e Honest Ndlovu, rispettivamente guida nella battuta di caccia e proprietario dell’appezzamento ove e’ stato consumato il misfatto, entrambi indagati in patria: peccato che a caldo avesse gia’ tentato di scaricare ogni colpa su di loro, attraverso una dichiarazione affidata al proprio team di avvocati. Uno dei quali, presente al colloquio con il giornalista, ha ammonito che “non esistono accuse ufficiali” da cui emerga che il suo assistito abbia commesso qualcosa di illecito”. L’odontoiatra con la mania dei trofei cerca poi di smentire di aver versato 50.000 dollari pur di fregiarsi della rara criniera bordata di nero che contraddistingueva Cecil, e che peraltro mai e’ stata ritrovata: non rivela pero’ quanto abbia davvero pagato. Muto sull’eventualita’ di tornare a farsi processare nello Zimbabwe, da dove e’ gia’ stata emessa una richiesta di estradizione peraltro di difficile accoglimento, non essendovi rapporti tra Harare e gli Usa. Il dentista-arciere si espone soltanto per denunciare le minacce di cui moglie e figli sono stati fatti oggetto su Internet: “Non comprendo il livello di umanita’ di chi se la prende con persone assolutamente non coinvolte”, lamenta, perorando altresi’ la causa dei propri dipendenti nello studio dentistico, per lo scombussolamento di vita provocato ai quali sostiene di avere “il cuore spezzato”. Da loro e dai suoi cari, sottolinea, “ho bisogno di tornare, cosi’ come essi vogliono che io ritorni”. Quindi “ecco perche’ sono di nuovo qui”, conclude, tutto miele. (AGI)
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